Omicidio Elisa Claps: la ricostruzione del caso

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Elisa Claps
Elisa Claps, la studentessa di 16 anni uccisa a Potenza (foto dal web)

La ricostruzione del delitto di Elisa Claps, la studentessa di Potenza scomparsa nel settembre del 1993 i cui resti vennero ritrovati nella Chiesa della Santissima Trinità, sita nel centro storico del capoluogo lucano.

Il delitto di Elisa Claps rappresenta uno dei casi di cronaca più rilevanti del nostro paese. Nel settembre del 1993, una studentessa 16enne di Potenza svanisce nel nulla, nonostante le ricerche e gli appelli dei genitori la ragazza non viene più ritrovata. A 17 anni di distanza, nel 2010, i suoi resti vengono rinvenuti in un sottotetto in una chiesa del centro storico del capoluogo lucano. Per l’omicidio di Elisa è stato condannato Danilo Restivo, che attualmente sta scontando l’ergastolo in Inghilterra per un ulteriore omicidio.

Omicidio Claps: la ricostruzione

Domenica 12 settembre del 1993 a Potenza, capoluogo della Basilicata, si perdono le tracce di una giovane studentessa di 16 anni, Elisa Claps. La ragazza era uscita di casa per recarsi ad una funzione religiosa presso la Chiesa della Santissima Trinità, sita nel centro del capoluogo, insieme ad un’amica, Eliana. Elisa doveva rincasare per le 13, come promesso anche al fratello Gildo per poi recarsi insieme in campagna per pranzare. Elisa non fece più ritorno e da quel momento si perde ogni sua traccia; dalle ricostruzioni, effettuate grazie alle testimonianze, di Eliana, la ragazza avrebbe dovuto recarsi davanti la chiesa per incontrare un amico che avrebbe dovuto consegnarle un regalo per la promozione conseguita a seguito degli esami di riparazione. L’amico in questione è Danilo Restivo, un 21enne che frequentava la parrocchia insieme ad Elisa e che era noto nella città per alcuni suoi atteggiamenti sospetti. Restivo, difatti, era stato notato più volte intento ad importunare alcune ragazze, alle quali chiamava telefonicamente inserendo la colonna sonora del film Profondo Rosso o di nascosto tagliava delle ciocche di capelli per strada o sugli autobus. L’ultimo ad aver visto Elisa Claps è il 21enne che poche ore dopo la scomparsa si recò al Pronto Soccorso per alcune ferite alla mano e con i vestiti visibilmente insanguinati. Restivo in quell’occasione raccontò ai medici che lo medicarono di essersi ferito, cadendo nel cantiere delle scale mobili, di cui si stavano completando i lavori. Dopo essere stato medicato, il ragazzo prende un autobus per Napoli, rendendosi irreperibile per due giorni e dichiarando di essersi recato all’università per sostenere un esame. La vera svolta nelle indagini arriva solo 17 anni dopo quando alcuni operai, che stavano effettuando dei lavori di ristrutturazione per infiltrazioni d’acqua, rinvengono i resti della giovane Elisa Claps occultati all’interno di un tetto della chiesa della Santissima Trinità. A confermare l’identità del cadavere furono prima i parenti della ragazza che riconobbero la catenina e gli indumenti e successivamente gli esami del Dna. Il giallo che aveva sconvolto la città di Potenza e l’Italia intera venne così immediatamente riaperto.

Omicidio Claps
Gli inquirenti effettuano i rilievi presso la Chiesa della Santissima Trinitàa a Potenza, luogo dove sono stati rinvenuti i resti di Elisa Claps (Getty Images)

 Delitto Claps: le indagini e i processi

Ad un anno dalla scomparsa di Elisa Claps, il 10 settembre 1994 viene arrestato Danilo Restivo, l’ultima persona ad aver visto la ragazza. Il 21enne è accusato di false dichiarazioni rese ai magistrati interrogato dopo la scomparsa. Secondo i giudici ci sarebbe un buco di circa un’ora e mezza nella ricostruzione di Restivo che ha sempre dichiarato di aver visto e parlato con Elisa quel giorno in chiesa, ma che dopo dieci minuti, la ragazza sarebbe andata via e lui sarebbe rimasto a pregare. Stando alla sua deposizione, uscito dalla chiesa, mentre tornava a casa sarebbe entrato nel cantiere delle scale mobili dove si è ferito alla mano. Il 7 marzo 1995 la sentenza del processo condanna Restivo a 2 anni e 8 mesi di reclusione per falsa testimonianza. Nel 1999 ai familiari arriva un falso messaggio da parte di Elisa che dichiara di star bene e trovarsi in Sud America, ma di non voler più tornare in Italia. Poco dopo, dalle indagini degli investigatori emergerà che a scrivere il messaggio è stato Danilo Restivo da un internet point di Potenza. I familiari di Elisa nel 2002 fondano la prima associazione per i familiari delle persone scomparse: l’Associazione Penelope. Le indagini non sembrano portare a clamorosi sviluppo sino al 17 marzo 2010, giorno in cui i resti di Elisa Claps vengono ritrovati occultati nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità. A due mesi dal ritrovamento, La Procura di Salerno emette un mandato d’arresto per Restivo, ritenuto responsabile dell’uccisione della 16enne. L’uomo, però si era trasferito da anni a Bournemouth e pochi giorni prima del mandato di cattura era stato arrestato dalla polizia inglese perché ritenuto responsabile di un altro omicidio, quello di una sarta Heather Barnett, sua vicina di casa avvenuto nel 2002. Inoltre nello stesso anno viene chiesta l’incriminazione di Restivo per un altro delitto, quello di una studentessa coreana Jong-Ok Shin, uccisa a pochi metri dall’abitazione dell’uomo, poco tempo dopo la richiesta venne respinta. Il 30 giugno del 2011, Danilo Restivo viene condannato dal tribunale inglese di Winchester all’ergastolo per l’assassinio di Heather Barnett. Due giorni dopo la condanna, a quasi 18 anni dalla sua scomparsa vengono celebrati i funerali di Elisa Claps a cui prendono parte migliaia di persone. A novembre dello stesso anno arriva la sentenza del Giudice per l’udienza preliminare di Salerno, Elisabetta Boccassini, per l’omicidio della studentessa potentina: Danilo Restivo, giudicato con rito abbreviato, viene ritenuto responsabile dell’omicidio e condannato al massimo della pena, 30 anni. La sentenza di primo grado è arrivata dopo varie perizie dei Ris sugli indumenti ritrovati con i resti di Elisa, sui quali sono state rinvenute tracce di DNA di Restivo. La condanna a 30 anni per l’uomo viene confermata sia in appello (aprile 2013) che in Cassazione (23 ottobre 2014). Nelle indagini sul ritrovamento di Elisa Claps, entrarono anche le due donne che si occupavano delle pulizie della Chiesa, accusate di falsa testimonianza e condannate a 8 mesi di reclusione, pena sospesa. Per le due addette alla pulizia della Curia potentina, Margherita Santarsiero e la figlia Annalisa Lovito, che avevano spiegato agli inquirenti di non essere mai salite nel sottotetto a settembre 2018 è intervenuta la prescrizione che ha estinto il reato. Dal momento del ritrovamento, la Chiesa della Santissima Trinità, situata nel cuore del centro storico di Potenza, è rimasta chiusa al culto. Alcuni rilievi provarono che l’omicidio avvenne proprio all’interno del luogo sacro.