La scomparsa delle gemelline Schepp: un caso ancora avvolto nel mistero

Le gemelline Alessia e Livia Schepp
Le gemelline Alessia e Livia Schepp (foto dal web)

Non ci sono risvolti sul caso delle gemelline Alessia e Livia Schepp, scomparse dopo essere state rapite dal padre nel gennaio del 2011. L’uomo pochi giorni dopo il rapimento si suicidò buttandosi sotto un treno. La ricostruzione del caso.

Uno dei casi più contorti di cronaca è quello delle gemelline svizzere Schepp. Il 30 gennaio 2011 si perdevano in Svizzera le tracce di due gemelle Alessia e Livia Schepp. A rapire le bambine è stato il padre che tre giorni dopo si è suicidato buttandosi sotto un treno in corsa a Cerignola, in provincia di Foggia. Dopo otto anni non si hanno ancora notizie delle gemelline, che la madre Irina Lucidi, spera ancora di ripoter trovare in vita.

La scomparsa delle gemelline Schepp: la ricostruzione

Il 2011 si apre con un caso di cronaca che sconvolge l’Italia e la Svizzera intera. Il 30 gennaio si perdono le tracce di due gemelline di sei anni nate e cresciute in Svizzera. Le bambine, Alessia e Livia Schepp, figlie di Irina Lucidi, un avvocato di Ascoli Piceno trasferitosi a Saint-Sulpice (Losanna) per lavoro, e Mathias Schepp, un ingegnere svizzero 44enne nato in Canada. Dopo pochi anni dalla nascita delle bambine i due, che lavoravano presso la multinazionale del tabacco Philips Morris, si separano. La moglie decide di andare a vivere insieme alle figlie in un’altra abitazione della stessa città e i rapporti tra i due coniugi, nonostante la separazione senza l’ufficializzazione delle pratiche di divorzio, rimangono civili. Venerdì 28 gennaio 2011, come accadeva spesso, Mathias si reca presso l’abitazione della moglie per prendere le figlie e trascorre un po’ di tempo con loro. Tre giorni dopo, lunedì, però il padre avrebbe dovuto accompagnare le figlie a scuola, ma le bambine non arrivano mai all’istituto scolastico. L’uomo intraprese un viaggio insieme alle due gemelline, arrivando in Francia, da dove il 31 gennaio presero un traghetto per Propriano, nel sud della Corsica. Grazie ad una fotografia scattata in un casello, gli inquirenti ricostruiscono che l’uomo la sera successiva era già rientrato in Francia, ma in macchina era solo. In automobile, Schepp guidò lungo tutta l’Italia e il 3 febbraio giunge in Puglia, dove a Cerignola, un centro della provincia di Foggia, si ferma alla stazione ferroviaria e si suicida gettandosi sotto un treno. Un luogo insolito per il suicidio che per le autorità non avrebbe nessun collegamento con l’uomo ed il rapimento. Nell’auto dell’ingegnere non furono trovate tracce delle figlie, ma un messaggio inviato alla madre pochi giorni dopo il rapimento, fa temere il peggio. L’uomo scrisse alla madre delle bimbe: “Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto. Non le rivedrai mai più“. Gli inquirenti, dal giorno della scomparsa, hanno lavorato al caso nel tentativo di rintracciare le piccole che non sono state mai ritrovate. Tra le tante piste seguite anche quella di una donna che, secondo alcune testimonianze, era stata vista insieme all’ingegnere e alle due gemelline in Corsica. La donna in questione è Katia Iritano, una 27enne residente a Montbovon, in Svizzera, di cui si erano perse le tracce poco prima della scomparsa di Alessia e Livia (25 gennaio 2011). A rendere ancor più misteriosa la vicenda è il ritrovamento del cadavere della 27enne in una in una scarpata nei pressi dalla sua abitazione il 31 marzo dello stesso anno. Nonostante le diverse ipotesi di collegare i due casi, non si è mai trovato un filo conduttore certo ed i genitori di Irina hanno sempre smentito simili teorie. La morte di Irina venne infatti catalogata come un incidente. Dalle indagini sulla scomparsa delle bambine è emerso che il 44enne avesse progettato da tempo il rapimento, avendo commissionato anche dei passaporti falsi per le due figlie. Inoltre gli investigatori hanno scoperto che l’uomo, giorni prima del rapimento, si sarebbe informato circa l’utilizzo di armi da fuoco e tecniche di avvelenamento. A breve saranno passati 8 anni dal rapimento delle due bambine e la madre che adesso, dopo aver lasciato il lavoro alla Philip Morris, si occupa della fondazione Missing Children Switzerland, spera ancora di poterle ritrovare in vita. La fondazione, nata nel 2011, di cui Irina Lucidi è presidente e fondatrice, si occupa di bambini rapiti o scomparsi e ad oggi si è interessata di diverse centinaia di casi.