Desiree Piovanelli: il caso e la richiesta choc del suo assassino

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Desirée Piovanelli
Desirée Piovanelli (foto dal web)

Giovanni Erra, condannato a 30 anni per il brutale omicidio di Desirée Piovanelli, dopo anni dalla sua condanna chiede la revisione del processo, suscitando le ire della famiglia della giovane 14enne.

Quella di Desirée Piovanelli è una delle pagine di cronaca più tristi del nostro paese. È la storia di una giovane ragazza di 14 anni uccisa brutalmente da un gruppo di uomini composto da tre minorenni ed un adulto che avevano ordito un piano terrificante: attirare la ragazza in una cascina abbandonata, stuprarla ed infine ucciderla. Il branco non riuscì a mettere in atto la violenza sessuale e massacrò la ragazza, strappandola alla sua giovane vita.

Il caso Piovanelli e la ferocia del branco: le dinamiche dell’omicidio

Era il 28 settembre del 2002 quando Desirée venne attirata con l’inganno nel casolare abbandonato in cui venne uccisa. A tendere la trappola fu un suo compagno di classe Nicola Bertocchi che la giovane aveva sempre ritenuto come poco affidabile ed un soggetto da evitare. Il ragazzo, però, aveva architettato tutto: scrisse un messaggio a Desirée, dicendole che in un casolare aveva trovato per caso una cucciolata di tre gattini. La ragazza, di animo gentile, accettò di seguirlo ignara di ciò che le sarebbe accaduto. Ad attenderla, infatti, trovo altri due minori ed un adulto. I due coetanei di Desirée si chiamavano Nicola Vavassori (Nico) e Mattia Franco (Bibo), l’adulto era invece Giovanni Erra. Quest’ultimo non era uno sconosciuto per la giovane 14enne, l’uomo era infatti un suo vicino di casa presso cui Desirée si era più volte recata per accudirne il figlio.

La giovane non appena entrata nella cascina ebbe poco tempo per realizzare quanto stesse accadendo perché venne immediatamente aggredita. Nella colluttazione Desirée guardò dritto negli occhi Nicola Bertocchi e gli disse: “Mi fai schifo! Mi fai pena!”. Il ragazzo, preso da un moto di rabbia, non ci pensò su due volte ed accoltellò con freddezza la sua compagna di classe all’addome. Nonostante ciò la ragazza continuò a dimenarsi, tentando la fuga, ma risultò tutto inutile: per impedirle di scappare veniva ripetutamente colpita con il fendente, tanto che morì per le ferite riportate e quasi decapitata. Giovanni Erra si allontanò dalla scena del delitto poiché, secondo quanto riemerso dalla ricostruzione processuale dell’accaduto, non voleva assistere allo scempio che si stava consumando. Quanto trovarono gli inquirenti una volta sopraggiunti sulla scena del crimine, pochi giorni dopo dall’accaduto, fu agghiacciante tanto che uno dei militari perse perfino i sensi.

I colpevoli tentarono un depistaggio, arrivando fino ad inviare un sms sul cellulare del fratello di Desirée con su scritto: “So che state in pensiero, ma non preoccupatevi. Sto bene, non torno a casa”. Le forze dell’Ordine però rintracciarono immediatamente l’utenza dalla quale era stato inviato il messaggio di testo: apparteneva ad una donna che aveva denunciato lo smarrimento del suo telefono in un camping di Jesolo nel quale era stato anche Nicola Bertocchi.

I tre minori, Bertocchi, Nico e Mattia, vennero giudicati dal Tribunale dei Minori rispettivamente a 18, 15 e 10 anni di reclusione per la morte di Desirée Piovanelli. Giovanni Erra, adulto del branco, prima all’ergastolo e poi a 30 anni. Oggi l’uomo, oggi 50enne e detenuto nel carcere di Bollate, come comunicato dai suoi legali, ha chiesto la revisione del processo.