ESCLUSIVA, Mazzola: “Schumacher manca a questa Ferrari”

Intervista esclusiva all'ingegner Luigi Mazzola

Luigi Mazzola e Michael Schumacher (Facebook)

F1 | ESCLUSIVA, Mazzola: “Schumacher manca a questa Ferrari”

Oggi Michael Schumacher compie 50 anni, un’età importante. Purtroppo da diversi anni non si hanno più sue notizie sul suo stato di salute. Noi di Tuttomotoriweb.com abbiamo avuto il piacere di intervistare l’ingegnere Luigi Mazzola, che gli è stato accanto durante i test negli anni d’oro vissuti in Ferrari.

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Ci parli del tuo primo incontro con Schumacher?

Il primo incontro è stato al test di Fiorano nel 1995, subito dopo l’ultimo GP d’Australia. Era venuto a provare la macchina per le prestazioni, la pedaliera, per tutto e fece una mezza giornata, una 50ina di giri a Fiorano con la sua tuta bianca senza sponsor. Provò la macchina già con il 10 cilindri. Si trovò abbastanza male sulla macchina perché non riusciva a guidarla come lui voleva. Era abbastanza lento e sono cominciati i grattacapi, i miei grattacapi. Un due volte campione del mondo non poteva andare così lento.

Quanto manca a questa Ferrari?

Direi abbastanza. Io non sono più in Ferrari da 10 anni, sinceramente non conosco la situazione attuale. Chiaramente se si guardano i risultati manca. Con lui abbiamo avuto 10 anni di dominio sostanzialmente anche se poi non abbiamo vinto tutto, con lui abbiamo vinto 11 mondiali. Questo dominio adesso manca, c’è comunque la competitività della Ferrari, manca solo quel surplus che un pilota come Michael ci ha dato.

Che ne pensi dei paragoni con Vettel?

Io non ho mai lavorato con Sebastian, quindi non posso parlare in maniera diretta. Sicuramente posso dire che Michael era un gran pilota e anche una grande persona, riusciva a trascinare tutti e metterli sul pezzo con un certo rigore, non era un pilota costruito. Non voglio dire che Sebastian lo sia, ma era un pilota ancora alla vecchia maniera. Tutte le sue capacità servivano a guidare e motivare la squadra così da dargli quella mentalità vincente. Per me fare un paragone con Sebastian è difficile perché non lo conosco.

Il figlio Mick sembra conteso per il futuro tra Ferrari e Mercedes, dove credi che lo spingerebbe Michael?

Dove sarebbe meglio per lui. Sicuramente da buon padre avrebbe scelto il meglio per il figlio. Da questo punto di vista Michael era abbastanza pragmatico indipendentemente da quello che era il cuore. Cuore che poteva essere Ferrari, ma anche Mercedes essendo tedeschi, ma resto dell’idea che lo indirizzerebbe verso la scelta migliore.

Ci racconti un aneddoto legato a lui?

Ci sono tanti aneddoti. Uno abbastanza curioso, che fa sorridere: eravamo a Silverstone, durante un test a provare dei particolari. Lui voleva riprovare una cosa solo che per poterlo fare dovevamo usare un set di gomme che il gommista, o meglio il meccanico gommista non aveva messo sotto le termo coperte.

L’abbiamo messo in macchina, il meccanico gommista mi ha detto che non erano tanti caldi gli pneumatici. Io ho messo le mani sopra erano fredde proprio. Io dissi a Michael che le gomme non erano in temperatura quindi di stare attento. Lui uscì e alla prima sgasata si girò e andò a finire proprio con il muso dritto dentro il box del fratello.

Era curioso perché si è ritrovato dentro il box con macchina dritta e lui per radio diceva con il suo modo di fare tranquillo e scanzonato: “In effetti erano un po’ freddine queste gomme”. Lui sapeva che nei test c’erano persone istruite, dei professionisti. Ho raccontato questo episodio per far capire quanto Michael ci tenesse a fare squadra e quanto capisse che durante i test potevano capitare condizioni avverse.

Vuoi lanciare un messaggio per fargli gli auguri?

Non ce l’ho sinceramente, lo ricordo per quello che era. Rispetto la volontà della famiglia, perché è giusto che sia così. Gli faccio gli auguri perché 50 anni sono sempre un’età particolare e mi piace ricordarlo per tutti quegli anni, dal primo all’ultimo test che abbiamo fatto insieme.

Antonio Russo