Nutella
Nutella (Getty Images)

Sono stati effettuati dai Carabinieri 3 arresti e un fermo a quella che è stata ribattezzata la Banda della Nutella che truffò la Ferrero per circa 500mila euro

I Carabinieri hanno concluso le indagini su quella che è stata ridefinita come la “Banda della Nutella” e hanno tratto in arresto 3 uomini, ora ai domiciliari, e una donna è stata sottoposta alla misura cautelare dell’obbligo di dimora. I quattro componenti della banda sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa

La Banda della Nutella: assegni scoperti alla Ferrero per circa 500mila euro

Le indagini del nucleo investigativo dei Carabinieri di Bologna partono nel 2016 quando un’azienda truffò la famosa casa dolciaria Ferrero. Secondo quanto riportato dalla redazione de La Repubblica, i componenti della banda avrebbero, difatti, ordinato a nome di una società un carico di Nutella che poi sarebbe stato pagato con assegni scoperti. Nello specifico, dopo aver costituito una società, la Fazenda srl, i quattro hanno effettuato un ordine da 100mila euro alla Ferrero da consegnare in un deposito di via Zanardi. Il carico fu regolarmente inviato e pagato, ma venne usato dalla società, che aveva esibito anche un falso bilancio da circa 3 milioni di euro di fatturato, come esca. Poco tempo dopo l’azienda ordinò una seconda ordinazione, questa volta molto più consistente: 5 tir di Nutella dal valore di circa 500mila euro. La merce venne regolarmente consegnata e pagata, ma dopo poco tempo, la famosa azienda dolciaria si accorse che l’ordine era stato pagato interamente con assegni scoperti. Denunciata la truffa, i Carabinieri del nucleo investigativo hanno iniziato le ricerche e le indagini sul caso. L’operazione “Nocciola Amara” si è conclusa mercoledì, dopo oltre due anni di indagine, con 3 uomini (Antonio Annunziata, 33 anni, Giosuè Guglielmi di 47 anni e Ferdinando Faravolo, 41 anni) finiti ai domiciliari ed una donna di 34 anni, a cui era intestata la Fazenda srl, sottoposta alla misura dell’obbligo di firma. Non è stata ritrovata dai militari dell’Arma la refurtiva che probabilmente è stata rivenduta una volta consegnata. L’azienda aveva accumulato, inoltre un debito di 8mila euro in carburante, con una società di tir che aveva trasportato la crema spalmabile insieme ad altri mezzi della Fazenda srl.