Mark Zuckerberg facebook
Mark Zuckerberg (Getty Images)

Un altro presunto scandalo travolge Facebook. Sembra che il social network, in accordo con alcune aziende, abbia permesso a queste di visionare dati molto riservati degli utenti

Un anno da dimenticare il 2018 che si sta per chiudere per  il gruppo Facebook, il quale ha visto il suo nome finire accostato diverse volte in questi mesi alla parola scandalo. Il gruppo del più ed utilizzato social network famoso (2,2 miliardi di utenti attivi) è finito nuovamente sulle pagine dei quotidiani. Le ultime rivelazioni, emerse da un’inchiesta del New York Times, parlano di nuove presunte violazioni della privacy degli utenti, in accordo con grandi compagnie. Si parla anche della lettura delle conversazioni private.

Facebook: grandi compagnie hanno visionato i dati di molti utenti

Un nuovo presunto scandalo investe Facebook dopo quelli emersi nei mesi scorsi che parlavano di grosse violazioni della privacy di milioni di utenti da parte del social network. Dopo il Datagate e Cambridge Analytica, il social network di Mark Zuckerberg, secondo un’inchiesta del noto quotidiano statunitense New York Times, avrebbe messo a disposizione informazioni e dati personali dei propri utenti a grandi compagnie. Il quotidiano sarebbe venuto in possesso di alcuni documenti riservati ed intervistando 50 ex dipendenti del gruppo ha avuto modo di conoscere alcuni accordi stretti da Facebook con aziende di prodotti tecnologici come Amazon,  Netflix, Apple, Spotify e Microsoft che avrebbero consentito a queste  l’accesso ai dati degli utenti. Tra i dati a cui avrebbero avuto accesso questi grandi compagni ci sono anche informazioni molto riservate: messaggi privati, i numeri di contatto e il calendario. I dati più sensibili violati sono sicuramente le conversazioni degli utenti che sembrano, essere state visionate da Spotify, Netflix e la Royal Bank of Canada. A questo presunto scandalo hanno subito risposto alcune delle parti coinvolte che hanno voluto chiarire le proprie posizioni. Tra queste c’è ovviamente il gruppo di Mark Zuckerberg che in una nota ha voluto precisare che nessuna delle partnership in questione ha permesso alle rispettive aziende di accedere alle informazioni senza il permesso delle persone. Visti le continue presunte violazioni, molte associazioni di consumatori, anche italiane, hanno chiesto dei provvedimenti affinché i dati degli utenti vengano protetti a dovere.

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