Cesare Battisti: la storia dell’ex terrorista ora in fuga

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Cesare Battisti
Cesare Battisti (Getty Images)

È di pochi giorni fa la notizia che il Brasile ha accordato l’estradizione per Cesare Battisti. L’uomo, ex terrorista, dovrà tornare in Italia dopo anni e scontrare le pene alle quali è stato condannato in via definitiva.

Cesare Battisti ex terrorista appartenente al gruppo PAC (Proletari armati per il Comunismo), da anni viveva in Brasile, paese che gli aveva concesso lo status di rifugiato che ha reso impossibile l’estradizione in Italia. Con l’elezione di Bolsonaro, tuttavia c’è stato un cambio di rotta e Battisti dovrà essere riportato in Italia per scontare le pene alle quali è stato condannato. L’ex terrorista, però, al momento non si trova, pare scomparso nel nulla.

Cesare Battisti: chi è l’ex terrorista rifugiato in Brasile

Cesare Battisti nasce a Cisterna di Latina il 18 dicembre 1954 da una famiglia di estrazione operaio-contadina. Sin da giovanissimo interessato di politica, Battisti ebbe un’adolescenza burrascosa, segnata da atti di teppismo e delinquenza tant’è che venne arrestato due volte per rapina. Ma è la terza volta che viene arrestato a segnare per sempre la sua esistenza. Nel 1977 dopo aver aggredito un sottufficiale dell’esercito, veniva rinchiuso nel carcere di Udine. Nella casa circondariale friulana è entrato in contatto con Arrigo Cavallina, ideologo dei PAC che ha accettato ben lieto Battisti all’interno della sua organizzazione. Nonostante in molti ritenessero che Battisti si fosse avvicinato alla politica solo una volta in carcere a cause delle personalità con cui era venuto in contatto, lui ha sempre negato che la sua politicizzazione derivasse da Cavallina ed ha sempre sostenuto di essere nato e cresciuto in una famiglia comunista. Dice infatti di sé: “Non mi sono politicizzato in carcere, semmai in carcere ho conosciuto persone attraverso le quali sono entrato nei PAC”. Una volta scontata la sua pena, Battisti si è trasferito Milano, rendendosi responsabile di numerosissimi reati, tra cui rapine definite da lui stesso come “espropri proletari” e quattro efferati omicidi.

Cesare Battisti: tra i reati commessi anche quattro omicidi

La prima vittima fu Andrea Santoro, maresciallo del carcere di Via Spalato ucciso neanche un mese dopo dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro con un Italia che ancora non si era riuscita a riprendere dallo choc. Il maresciallo è stato ucciso sotto il carcere con una pistola militare. A sparare, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, erano stati Battisti con una complice. Quello veniva definito il battesimo di fuoco dei PAC. Nel 1979 si allungava la scia di sangue alle spalle di Battisti: due omicidi a Milano ed uno a Mestre. Nel capoluogo lombardo veniva ucciso Pierluigi Torregiani e a Mestre Lino Sabbadin. Gli omicidi così rivendicati “è stata posta la fine alla loro squallida esistenza” avevano una cosa in comune: entrambi avevano sparato ad un rapinatore. Il 19 aprile a Milano la terza vittima, Andrea Campagna, agente milanese della Digos: omicidio immediatamente rivendicato dai PAC.

Cesare Battisti: le condanne

A seguito dell’omicidio Torregiani, l’ex terrorista è stato condannato a scontare 13 anni e 5 mesi, tuttavia la sua permanenza all’interno del carcere frusinate durò molto poco. Nel 1981, grazie ad un assalto terroristico riuscì ad evadere e fuggire in Francia. Nonostante la latitanza è stato condannato all’ergastolo per i quattro omicidi: sentenza che è diventata definitiva nel 1991 con conferma della Cassazione. Nel 1988 è stato condannato all’ergastolo con sentenza della Corte d’assise d’appello di Milano (sentenza divenuta definitiva in Cassazione nel 1993), per omicidio plurimo, oltre che per i reati di banda armata, rapina e detenzione di armi. Negli anni, sette processi ne dichiaravano la colpevolezza.

Cesare Battisti: la fuga e la latitanza

Fuggito dal carcere di Frosinone, Battisti  si nascose in Francia dove godeva di aiuti di personalità di spicco della politica d’oltralpe. Nel giungo del 2004, però, i giudici francesi gli confermarono l’estradizione, ma Battisti era già libero e riuscì a fuggire in Brasile dove venne arrestato nel 2007. Nello stato sudamericano, difatti, sia la Procura Generale che la Corte Suprema avevano autorizzato la riconsegna di Battisti all’Italia, ma inaspettatamente nel 2009 il Ministro Tarso Genro gli concesse l’asilo politico e alla fine Lula firmò l’estradizione. Pochi mesi fa, l’Italia ha presentato una nuova richiesta di estradizione e finalmente è riuscita ad ottenerla. Battisti dovrà, dunque, rientrare nel nostro paese per scontare le pene a cui è stato condannato tra gli anni ’80 e ’90.