Delitto di Garlasco: l’omicidio e le fasi del processo ad Alberto Stasi

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Alberto Stasi
Alberto Stasi (foto dal web)

Nell’agosto del 2007 un’impiegata di Garlasco, Chiara Poggi viene uccisa nella villa di famiglia. Per l’omicidio della ragazza è stato condannato a 16 anni di reclusione il fidanzato Alberto Stasi

In una mattina d’estate, Chiara Poggi, impiegata 26enne, viene assassinata con un’arma contundente nella villa di famiglia a Garlasco, un piccolo comune di meno di 10mila abitanti in provincia di Pavia. La ragazza è stata colpita con un oggetto contundente ripetutamente e poi ritrovata dal proprio fidanzato che ha lanciato l’allarme ai soccorsi e alle forze dell’ordine. Gli inquirenti, dopo circa un mese di indagini, arrestano il fidanzato Alberto Stasi, accusandolo dell’omicidio.

La dinamica dell’omicidio di Garlasco

Sono circa le 9:15 del 13 agosto del 2007 quando Chiara Poggi, viene uccisa nella villetta di famiglia sita in via Pascoli 8 a Garlasco, paese in provincia di Pavia. Ad ucciderla sono state le ferite alla testa causate da un oggetto contundente mai ritrovato, forse un martello. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Chiara conosceva il suo assassino e gli ha aperto la porta non potendo sapere quello che di lì a poco le sarebbe successo. La porta della villa, all’arrivo delle forze dell’ordine non presentava, difatti, segni di effrazione e la ragazza ha aperto la porta, disattivando l’allarme di casa ancora in pigiama. Chiara Poggi, 26enne laureata in Economia ed impiegata, si trovava sola in casa perché la famiglia era in vacanza fuori città. Intorno alle 13:50, il fidanzato della 26enne, Alberto Stasi si reca nella villetta e trova il cadavere della ragazza avvertendo i soccorsi e le forze dell’ordine. Agli inquirenti Stasi racconta di aver chiamato più volte la fidanzata, ma senza ricevere alcuna risposta e preoccupato si era recato nella villa. Dopo aver scavalcato il cancello, racconta lo studente 24enne della Bocconi ai Carabinieri, ha visto sangue ovunque ed il corpo della ragazza sulle scale che portavano alla tavernetta. La ricostruzione effettuata, dopo i rilievi e le indagini, affermano che Chiara è stata colpita ripetutamente alla testa con un oggetto contundente, probabilmente in metallo, e poi gettata dalle scale che conducono alla tavernetta di casa.

L’arresto ed i processi ad Alberto Stasi

Gli investigatori si concentrano subito su Alberto Stasi e dopo un mese e mezzo lo arrestano, accusandolo dell’assassinio. A non quadrare agli inquirenti sarebbero stati il racconto, giudicato incongruente, e le scarpe e gli indumenti del ragazzo, troppo puliti per essere passati in una scena piena di sangue. Il 24enne si difende affermando che nelle ore indicate per l’omicidio, stava lavorando alla tesi di laurea sul suo computer. Dopo quattro giorni il Gip scarcera Stasi per insufficienza di prove. Il processo per l’omicidio di Chiara Poggi inizia nel 2008 e vede come unico imputato il fidanzato della giovane impiegata. Il Tribunale di Vigevano per insufficienza di prove assolve Stasi 17 dicembre 2009 e la decisione viene confermata anche in appello nel 2011 dalla Corte d’Assisi d’appello di Milano, la quale rifiuta nuove verifiche e perizie sul caso. I giudici dei primi due gradi di giudizio, dopo le perizie dei tecnici, hanno ritenuto che il 24enne avesse le scarpe pulite in quanto il sangue era ormai secco nell’ora in cui era entrato in casa. Inoltre, anche la perizia informatica conferma che il giovane nell’arco di tempo in cui Chiara è stata uccisa si trovasse davanti al proprio computer. Il 17 aprile 2013 arriva una clamorosa svolta: la Cassazione annulla la sentenza in appello e chiede lo svolgimento di un nuovo processo con le eventuali verifiche del caso. Nel processo bis vengono effettuate nuove perizie sulla bici, vista da una testimone vicino casa Poggi durante le ore del delitto, e sui reperti di DNA sulle mani e sotto le unghia di Chiara. Da queste analisi non emerge nulla di rilevante, ma la perizia sulla camminata del ragazzo una volta entrato in caso indica l’impossibilità di non macchiare le scarpe. Inoltre una nuova analisi sulla traccia di DNA rinvenuta sul tappetino della macchina di Stasi, indica che si tratta di una traccia ematica. Quest’ultimi test, in unione all’impronta sul portasapone nel bagno della villetta e al racconto ritenuto incongruente convincono i giudici dell’appello bis a condannare Stasi a 24 anni di reclusione per l’omicidio della fidanzata. Gli anni diventano poi 16 per la scelta del rito abbreviato per omicidio volontario e con l’esclusione delle aggravanti di premeditazione e crudeltà. Nonostante la richiesta della difesa di annullamento del processo, il 12 dicembre 2015 la Corte di Cassazione conferma la sentenza-bis della Corte d’Appello di Milano. La condanna però in via definitiva ad Alberto Stasi, non interrompe l’iter giudiziario legato all’omicidio che prosegue con altri processi satellite. Il primo è a carico di Andrea Sempio, un 18enne amico del fratello di Chiara, che viene iscritto nel registro degli indagati dopo un esposto presentato dalla madre di Alberto Stasi. Gli inquirenti, però, ritengono solido l’alibi del ragazzo, il cui coinvolgimento nell’assassinio viene definitivamente escluso dalla Cassazione nel giugno 2017. Infine, un procedimento viene aperto nei confronti del maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto, che si è occupato delle indagini. Il carabiniere, ormai in pensione, viene accusato di falsa testimonianza in quanto, secondo i giudici non avrebbe detto la verità sulla bicicletta nera della famiglia Stasi che non venne fotografata. Per queste ragioni il maresciallo è stato condannato a due anni e mezzo di carcere. Attualmente Alberto Stasi sta scontando la sua pena nella casa circondariale di Bollate e lavora all’interno del carcere come centralinista, guadagnando circa 1000 euro al mese.

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