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Hervé Poncharal (©Getty Images)

MotoE | Poncharal risponde alle critiche di Corser.

Avevano sollevato un polverone le dichiarazioni di Troy Corser nei giorni scorsi. Il due volte campione del mondo Superbike aveva dichiarato che per correre in MotoE gli erano stati chiesti soldi. Motivo per il quale il 47enne australiano ha deciso di non tornare alle corse.

Corser aveva detto molto di aver avuto contatti con i team Gresini, Pons e Ajo. Tuttavia, questi gli avrebbero chiesto denaro per correre e pertanto avevano preso tempo. In seguito l’ex pilota aveva cercato di ricontattarli, ricevendo come risposta che i posti erano ormai occupati. Niente da fare per il suo ritorno alle gare, dopo l’addio a fine 2011 con l’ultima stagione in SBK su BMW.

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MotoE, Poncharal replica a Corser sui ‘piloti paganti’

Le parole di Troy Corser non potevano rimanere senza replica da parte di chi al campionato mondiale MotoE ci partecipa. E’ il caso di Hervé Poncharal, titolare del team Tech3 e anche presidente dell’IRTA (International Road Racing Teams Association).

Il manager francese è stato interpellato da Speedweek sull’argomento ed è stato molto chiaro. Queste le sue parole: «Pago i miei piloti di MotoE e li ho sempre pagati tutti. Ci sono alcune pecore nere nella classe Moto3 e Moto2, sappiamo quali squadre prendono soldi dai rider. In Moto3 ci sono solo alcuni giovani piloti che vogliono realizzare il sogno della carriera GP e sono disposti a pagarlo. Sono assolutamente convinto che altre squadre come LCR, Petronas e Marc VDS paghino i loro piloti MotoE. Aki Ajo ha probabilmente optato per Niki Tuuli, perché è un connazionale finlandese e ha ottenuto buoni risultati nei Campionati del Mondo Moto2 e Supersport».

Poncharal, che ha ammesso di aver parlato con Corser in Australia, smentisce le accuse dell’ex pilota Superbike. A quanto riportato in precedenza, il boss di Tech3 ha anche aggiunto: «Credo che Troy sia amareggiato e deluso per non aver trovato posto. Ma è un peccato che parli così, perché danneggia questo sport. Le sue parole sono dannose per l’immagine dei team, perché alimentano un sospetto ingiustificato. Lui deve semplicemente riconoscere che i team principal decidono quali piloti assumere. Questo ha raramente a che fare con una dote dello sponsor».

 

Matteo Bellan