Caso Mercedes, per la FIA è illegale solo in parte

Mercedes (©Getty Images)

F1 | Caso Mercedes, per la FIA è illegale solo in parte

Si è concluso più o meno a tarallucci e vino il caso scoppiato nelle ultime ore e che ha visto coinvolta la Mercedes. Come riportato nel nostro precedente articolo la W09 era stata attenzionata dai federali su invito formale della Ferrari per la presenza di piccoli fori sul mozzo e il cerchio posteriore che secondo la Rossa potevano portare benefici aerodinamici fuori dalle regole e in particolare raffreddare più velocemente le gomme.

Il responso

A questo proposito, con una celerità degna di nota, la Federazione ha fornito la sua risposta archiviando la questione con la definizione di “illegalità limitata”. Va precisato che il Cavallino si era appellato perché memore di ciò che era accaduto alla Red Bull nel 2012. In quell’anno la soluzione individuata da Adrian Newey e soci di bucare cerchio e mozzo era stata bocciata dalla direzione corsa in quanto qualsiasi elemento aerodinamico mobile era  contrario alle norme in vigore.

Nello specifico l’Articolo 3.15 del regolamento tecnico di  recitava che “qualsiasi parte specifica della monoposto che influenza la prestazione aerodinamica” deve essere “rigidamente fissata all’intera parte sospesa dell’auto” e deve rimanere immobile in relazione alla parte sospesa della macchina”.

Dunque, a differenza di allora, dopo aver esaminato nel dettaglio la W09 , la Federazione ha concluso che il sistema utilizzato dalla scuderia di Stoccarda è molto diverso da quello che usarono gli energetici. Per quale motivo? In pratica i fori applicati sarebbero di dimensioni troppo ridotte per fornire un reale beneficio.

Sta di fatto però che da quando ha introdotto questo escamotage, ovvero dal GP di Singapore, la Mercedes ha smesso di patire di quel surriscaldamento delle coperture posteriori che tanto l’aveva l’afflitta fino a quel momento e soprattutto nella prima parte di stagione limitandone le prestazioni e agevolando il recupero della squadra di Maranello.

Chiara Rainis

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