Johnson & Johnson
Guai per ‘Johnson & Johnson’: un tribunale condanna l’azienda perché i suoi prodotti avrebbero fatto insorgere il cancro

L’azienda ‘Johnson & Johnson’ sotto accusa per la connessione tra i suoi prodotti e diversi casi di cancro alle ovaie, c’è la condanna del tribunale.

Grossi guai per l’azienda di cosmetica ‘Johnson & Jhonson’. Un giudice di St. Louis, negli Stati Uniti, ha accolto il responso della giuria chiamata ad esprimersi riguardo ad un caso di presunta connessione tra l’utilizzo di alcune sostanze nei prodotti del famoso marchio di cura per il corpo e l’insorgere del cancro. Ed ora ‘Johnson & Johnson’ è stata condannata a versare quasi 4,7 miliardi di dollari a titolo di risarcimento a diverse donne che avevano incolpato la casa per i loro casi di tumore. La sostanza incriminata è l’asbesto, un derivato dell’amianto, presente nel talco. L’utilizzo di questo prodotto avrebbe fatto sorgere il cancro alle ovaie a tutte coloro che adesso puntano il dito contro l’azienda. Per arrivare al giudizio finale, giudice e giuria si sono anche avvalsi del parere di diversi esperti.

‘Johnson & Johnson’ non ci sta: “Faremo ricorso”

Ma ‘Johnson & Johnson’, che già in passato aveva dovuto attraversare delle controversie legali, alcune delle quali finite con delle condanne a risarcire i propri clienti, ha annunciato ricorso in appello ritenendo questa sentenza a lei sfavorevole “profondamente ingiusta”, come dichiarato dalla sua portavoce, Carol Goodrich. “Nei nostri prodotti non c’è asbesto e non c’è nulla che possa causare cancro alle ovaie. Questo processo fin dall’inizio è stato pieno di errori, così come in altri che abbiamo superato in passato ma che poi si sono conclusi a favore della nostra società”.

Le vittime riceveranno milioni e milioni

Per la giuria di St. Louis a ciascuna delle 22 donne che hanno intentato causa a ‘Johnson & Johnson’ spetta un corrispettivo di 25 milioni a testa a titolo di risarcimento danni. Cifra che è stata aumentata poi addirittura a 4,69 miliardi di dollari considerando anche i danni punitivi. Tutta l’accusa ha agito unitamente, rappresentata da un unico avvocato. Il quale sostiene che “l’azienda era consapevole che all’interno dei suoi prodotti c’erano sostanze cancerogene, ma ha nascosto questa informazione al pubblico avvalendosi di immagini amichevoli per pubblicizzarli. Inoltre abbiamo prove certe che i test condotti sugli stessi sono stati truccati”.