La Lamborghini della Polizia trasporta un rene e salva una vita

Lamborghini Huracan della Polizia

La Lamborghini della Polizia trasporta un rene e salva una vita.

Ancora una volta la Lamborghini Huracan della Polizia ha compiuto un viaggio “salvavita”. Ieri alle 13:22 ha parcheggiato al Policlinico di Milano e a bordo c’era un qualcosa di davvero molto speciale: un rene frutto di una donazione samaritana, la sesta in Italia dal 2015, la prima del 2018. Un organo salvavita che un anonimo ha deciso di farsi espiantare per regalarlo a un malato in attesa di trapianto.

La storia di Maurizio e sua moglie

Protagonista dell’intervento è un uomo di circa 50 anni di origine siciliana affetto da insufficienza renale cronica. Il rene avrebbe voluto donarglielo la moglie, risultata però incompatibile. L’organo è stato preso in consegna da Mariano Ferraresso, direttore dell’Unità operativa Trapianti di rene, che subito dopo ha eseguito il trapianto con la sua équipe. “Il trapianto da donatore vivente, di cui la donazione samaritana è un caso particolare – spiega lo specialista ad AdnKronos Salute – rappresenta oggi una valida possibilità terapeutica all’insufficienza renale cronica. Diversi studi scientifici hanno dimostrato una migliore sopravvivenza del rene trapiantato da donatore vivente rispetto a quello proveniente da donatore cadavere. Un ulteriore vantaggio è quello di offrire la possibilità di ridurre o addirittura evitare la dialisi, che influenza in maniera negativa sia la sopravvivenza dei pazienti sia la durata dei reni trapiantati”.

L’uomo, di nome Maurizio, ha dovuto sopportare per lungo tempo l’incubo della dialisi. Ha dovuto programmare il viaggio di nozze pensando a trovare un centro dialisi, e poi ogni vacanza, «tutta la nostra vita». Fino all’ultimo giorno del 2005, quando Maurizio ha avuto il primo trapianto, “e lì è iniziata una nuova vita, abbiamo avuto due bambini bellissimi”, racconta sua moglie a ‘Il Giorno’. Dopo circa dieci anni il rene ha smesso di funzionare ed è tornato l’incubo. Il rene di un vivente resiste più a lungo di quello prelevato da una persona morta, oltre “a offrire la possibilità di ridurre o addirittura evitare la dialisi”, ma sono di un vivente meno del 10% dei reni trapiantati in Italia.