Andrea Dovizioso: “Oggi vedo Simoncelli in modo diverso, ma è tardi”

Il pilota della Ducati racconta del suo rapporto con il Sic

Andrea Dovizioso e Marco Simoncelli (Getty Images)

MotoGP | Andrea Dovizioso: “Oggi vedo Simoncelli in modo diverso, ma è tardi”

Andrea Dovizioso ha vissuto l’intera sua carriera a stretto contatto con Marco Simoncelli. I due sono cresciuti praticamente insieme, divisi da un modo di fare e di intendere le moto completamente diverso, ma comunque uniti nella medesima passione. Spesso i media hanno visto nei due il futuro del Motomondiale italiano che avanzava.

I nuovi Rossi e Biaggi o Capirossi se preferite. Insomma la nuova generazione di rider italiani che avrebbe dovuto animare le gare nei prossimi 10 anni. Andrea Dovizioso come sappiamo effettivamente è lì a lottare con i primi della classe, manca purtroppo il Sic, strappato troppo presto a questa vita a causa di uno sfortunato incidente.

Grazie a Simoncelli Dovizioso è cresciuto

Oggi però a distanza di tutti questi anni, Andrea Dovizioso, attraverso le pagine della propria autobiografia, “Asfalto“, edita Mondadori parla così del funerale di Simoncelli: “Stretto a Paolo adesso piango e continuo a pensare che non è vero, che stiamo vivendo in una realtà parallela. Marco in vita sua aveva rischiato di tutto, lo avevo visto cadere
in mille maniere pericolosissime, eppure si rialzava sempre, come fosse invincibile. Com’è potuto accadere? Il suo babbo e io, in silenzio, ci stiamo ponendo la stessa domanda. Per la prima volta ci capiamo, e capiamo che per anni ci siamo visti in modo distorto solo a causa della competizione e della rivalità. Per la prima volta siamo due persone reali, fuori dall’immagine sbagliata che avevamo l’uno dell’altro. È incredibile come la vita ti spinga a incaponirti su convinzioni senza senso”.

Poi continua: “Oggi sento la mancanza di Marco. Sento l’assenza di una persona che non ho mai frequentato ma che in fondo conoscevo molto bene, e che è stata fondamentale per crescere: combattere l’uno contro l’altro, avere nella testa l’altro anche quando eravamo distanti in pista, ci ha tirato fuori qualcosa che chissà se sarebbe emersa lo stesso. Mi è servito a capire che le relazioni personali sono complesse e importanti”.

Infine Andrea Dovizioso così conclude: “Per Marco ho fatto un tatuaggio polinesiano. Ci sono il dio sole simbolo della vita, l’uccello fregata simbolo del destino e un geco. La scritta dice: SONO PADRONE DEL MIO DESTINO, MA SOLO IL DESTINO CONOSCE LA FINE DEL CAMMINO. Oggi, ripensando a tutto ciò che era successo prima fra noi, vedo Marco con occhi completamente diversi. C’è solo un problema: è troppo tardi”.

Antonio Russo