La F1 trema: sotto inchiesta per riciclaggio

F1 Griglia (©Getty Images)

F1| La serie sotto inchiesta per riciclaggio

La materia potrebbe diventare davvero scottante per il Grande Circo su quattro ruote. In questo momento ventitré procure, a cui va sommato il fresco interesse di quella di Monza, stanno infatti indagando sui soldi che girano in quantità industriale nel paddock e non solo. 80 milioni di euro di fondi neri, nascosti al fisco attraverso una complicata rete di società intessuta attorno al versante italiano.

L’accusa

La pesante imputazione, sviscerata in sei anni d’indagine, nei confronti della massima categoria dell’automobilismo sarebbe quella di occultare dietro alle sponsorizzazioni il riciclaggio di denaro sporco e la truffa al Fisco. Un sistema ben oliato e replicato in quasi tutti i Paesi toccati dal calendario. Finora sono state un centinaio le aziende esaminate, 82 le persone iscritte nel registro degli indagati e cinque gli imprenditori arrestati.

“Quella che abbiamo messo a fuoco era solo la parte interna alla nazione, ma lo schema è stato riprodotto a livello internazionale, anche per somme più alte”, ha affermato una fonte vicina al quotidiano La Repubblica che ha portato alla luce la vicenda. “In pratica potremmo definire la F1 come il campionato mondiale del riciclaggio”.

Coinvolti i big

Circa le sponsorship sospette sono stati diffusi i nomi di due piloti di grande risalto come Felipe Massa e il compianto Jules Bianchi, scomparso dopo 9 mesi di coma il 17 luglio 2015. A questo proposito, il loro manager Nicolas Todt è stato ascoltato dai magistrati in qualità di testimone. Nello specifico, tra i patrocinatori incriminati c’era un’azienda di moda nostrana che, con una triangolazione di contratti che passava per scatole vuote in Inghilterra, era riuscita a piazzare il proprio marchio sul casco dello sfortunato francese dell’allora Marussia per ben 1.250.000 euro.

“Un costo spropositato”, ha ammesso il figlio del Presidente della FIA. “Bianchi era un giovane e il suo team, il più piccolo della serie. In base alla mia esperienza, con quell’importo un brand mette il suo adesivo sul musetto della macchina. Insomma, al massimo poteva valere 50/ 10 mila euro”.

Chiara Rainis