Horner: “Rallentare Verstappen? Ha un bonus per il giro veloce”

Max Verstappen (©Getty Images)

Il Gran Premio del Messico è stato dominato da Max Verstappen. Il pilota, appena 20enne, ha già conquistato 3 vittorie e 11 podi. La sua crescita esponenziale lo aveva portato nella stagione scorsa a lasciare anzitempo la cantera della Red Bull, la Toro Rosso, per approdare alla casa madre. Il 2017 è stato per lui un buon anno, ma sulla sua posizione in classifica generale pesano i troppi ritiri.

L’olandese però ha dimostrato di avere un talento immenso e l’età è sicuramente dalla sua parte. In Messico, scattato bene al via, ha subito insidiato Vettel alla prima curva. Con il tedesco è arrivato al contatto che ha rovinato la gara del ferrarista. Lui, invece, fortunatamente è riuscito ad uscire illeso dall’incidente e ha portato la sua Red Bull alla vittoria.

Verstappen non rallentava mai

Durante la gara però si è verificato un fenomeno assai curioso. Max Verstappen, infatti, è stato più volte richiamato dal proprio team perché stava andando troppo veloce. In Red Bull, infatti, messi in allarme dai tanti motori Renault andati in fumo avevano richiamato il giovane olandese a rallentare poiché aveva ormai un grandissimo vantaggio su tutti.

In realtà però Max Verstappen  non ha mai alzato il piede, battagliando sino all’ultimo giro con Vettel per la paternità del giro veloce. Il team principal Red Bull, Chris Horner, come riportato da “Motorsport.com”, ha provato a spiegare i motivi di questa ricerca forsennata della prestazione: “La grande sfida è stata quella di far rallentare Max. Forse si è un po’ annoiato, non riusciva ad andare più lento. Lui ama il ruota a ruota. Voleva vincere questa gara più di chiunque altro”.

Horner ha poi continuato: “Abbiamo un piccolo sistema di bonus per il giro veloce, che penso dovremmo togliere, infatti, ho chiesto al suo ingegnere di non dirgli per alcuna ragione che Vettel gli stava togliendo il giro veloce. La mia paura era che poteva accorgersene guardando gli schermi lungo la pista. La cosa importante era portare la macchina a casa”.

Antonio Russo