Yamaha mistero profondo. Valentino: “Moto diversa, identici problemi”

Valentino Rossi e la Yamaha M1 (©Getty Images)

Yamaha resta un mistero tutto da sbrogliare. Dopo il doppio podio in Australia Valentino Rossi e Maverick Vinales sembrano piloti “invisibili” sul bagnato di Sepang. Resta irrisolto il solito problema di mancanza di grip al posteriore, sono state sperimentate diverse possibili soluzioni, ma i tecnici di Iwata non riescono a venire a capo del problema.

Il team manager Massimo Meregalli nel week-end della Malesia non ha nascosto una certa difficoltà nel box Movistar Yamaha. Nel dopo gara non può che far spallucce in attesa di una soluzione dal Giappone. “Sapevamo fin dall’inizio che il tempo sarebbe stato un fattore importante per la gara”, ha spiegato il team manager. “Abbiamo avuto pista bagnata nelle FP2 questo fine settimana e la sensazione è stata molto positiva, soprattutto per Maverick. Ma oggi la situazione era diversa e dobbiamo capire la ragione. I piloti non riuscivano a riscaldare il pneumatico posteriore fino a metà gara e questo è costato un sacco di posizioni. Quando la sensazione con il pneumatico è migliorata, i tempi dei giri sono migliorati notevolmente, ma purtroppo era troppo tardi”.

Condizioni più o meno simili, risultati alquanto differenti. C’è di che arrovellarsi nei box Yamaha, impossibile trovare una celere chiave di svolta nei test di Valencia. Ma bisogna approfittare di questo appuntamento per studiare eventuali vie d’uscita da una crisi che pare irreversibile. A mettere il dito nella piaga degli interrogativi è il podio di Johann Zarco con la moto 2016. “Abbiamo provato a cambiare completamente la moto, ma i problemi sono rimasti sempre gli stessi – ha dichiarato Valentino Rossi -. Non abbiamo grip dietro quindi non possiamo aprire mai il gas… La moto del 2016 sul bagnato funziona bene, perché anche io l’anno scorso ho fatto secondo… Capisco quindi se Zarco dice che spera che non gli diano questa moto qui l’anno prossimo. Anzi, gli consiglio di continuare con quella che ha adesso”. Una sottile ironia che nasconde un malumore grande quanto una montagna.

Luigi Ciamburro