Allison punzecchia Marchionne: “In fondo non ero da buttare”

James Allison (©Getty Images)

Lewis Hamilton è vicinissimo a conquistare il suo 4° titolo mondiale, ma domenica, ad Austin la Mercedes ha potuto già festeggiare il costruttori conquistato con ampio anticipo. Per l’occasione il team tedesco ha deciso di mandare a ritirare il premio sul podio a James Allison. Il britannico ha seguito praticamente tutta la carriera di Michael Schumacher prima in Benetton e poi in Ferrari.

James Allison ha lavorato a Maranello sino al 2005, anno in cui si trasferì in Renault dove ha assistito ai successi di Fernando Alonso. Nel 2013 è stato nominato poi direttore tecnico della Ferrari, ruolo che ha tenuto sino all’estate del 2016, quando è stato sostituito da Mattia Binotto per volere del presidente Ferrari, Sergio Marchionne.

Spirito di rivalsa

James Allison però per sua fortuna ha subito trovato impiego in Mercedes in questa stagione e i risultati sono stati subito esaltanti anche con il team teutonico. Come riportato da “La Gazzetta dello Sport”, l’ingegnere britannico a fine gara ha così dichiarato: “Mi sento fortunato. Non sono un ingegnere da buttare, ma non facile e scontato, lasciando la Ferrari trovare un posto così in un team così forte”.

James Allison ha poi proseguito: “Avere dato il mio contributo a questa vittoria mi riempie di orgoglio. Mi sento privilegiato per essere stato parte della Mercedes in una stagione storica. Non capita spesso di vedere due grandi squadre lottare tra loro per la vittoria e grazie alla Ferrari questo è accaduto ed è stata una stagione davvero esaltante”.

James Allison a causa della prematura morte della moglie è stato costretto nella passata stagione ad allontanarsi diverse volte da Maranello. Sergio Marchionne sul crepuscolo della passata annata ha deciso di sollevarlo dall’incarico per ringiovanire il team e renderlo più italiano mettendo al suo posto Binotto, che tanto bene ha fatto in questo campionato. Allison però ha dimostrato di essere ancora un ingegnere validissimo alla Mercedes.

Antonio Russo