F1, In Texas alcuni piloti proveranno i guanti biometrici

Red Bull, F1 (©Getty Images)

Da sempre la F1 è sinonimo di tecnologia avanzata e anche nella nuova epoca targata Libery Media non si smentisce. Questo venerdì in occasione delle prove libere Red Bull, Force India e Haas, faranno indossare ai loro ragazzi dei speciali guanti biometrici dotati di sensori nell’area del palmo con l’obiettivo di monitorare al meglio le pulsazioni e i livelli d’ossigeno, ma non solo. In caso di incidente il chip dovrebbe agevolare i soccorritori nel rilevamento remoto delle effettive condizioni di chi è al volante.

Il progetto è nato dalla collaborazione dell’addetto alla medical car Alan van der Merwe con il dottore del Circus, il veterano Ian Roberts, il tutto coordinato dalla FIA. “La nostra idea è quella di poter vedere subito ciò che di solito non è immediato. Quando capita un sinistro il momento tra la nostra partenza dalla pit lane e l’arrivo sul posto resta un buco nero. Ad esempio se la vittima del caso ha perso i sensi per 30 secondi, oggi non lo possiamo sapere anche perché il pilota di solito non lo comunica. Avere questo genere d’informazioni, dunque, sarebbe di grande aiuto per tutti, pure per i team che a quel punto potrebbero prendere decisioni più consapevoli”, ha spiegato il giovane sudafricano.

“Se c’è un crash importante e non vediamo la persona uscire dall’abitacolo oggi non capiamo il motivo fino a che non siamo lì”, ha argomentato il medico. “Inoltre gli apparecchi di cui disponiamo sono impostati su un monitoraggio clinico e di conseguenza sono disegnati per stare in un luogo caldo, asciutto e ben illuminato, con pazienti pressoché fermi. Insomma niente a che vedere con un ambiente ostico come quello di una vettura da gara”.

I guanti in questione sono dotati di un sensore ottico leggerissimo e di un pacco batteria separato in modo che anche a monoposto spenta possano funzionare. I dati vengono trasmessi wireless e riescono ad essere letti quando l’auto medica si trova entro 500 metri. Uno spazio non ampissimo, ma comunque sufficiente per dare la possibilità al personale di comprendere la situazione.

“La cosa interessante è che potremo seguire tutto il “percorso” e l’evoluzione della condizione dall’impatto fino all’eventuale ambulanza o elicottero”, ha aggiunto Van der Merwe. Sia lui, sia Roberts si sono infine detti convinti che questo test programmato per la F1 potrà essere un boost anche per il mondo della medicina in generale.

Chiara Rainis