Jenson Button e Lewis Hamilton (©Getty Images)

Hamilton si comportava in maniera strana”. Questo uno dei tanti commenti sulla sua lunga carriera in F1 che Jenson Button ha inserito nell’autobiografia “La vita al limite”, in uscita in questi giorni in Inghilterra. Come normale che sia buona parte del libro è stata dedicata alla permanenza in McLaren dove ha incrociato il destino della stella nascente di Stevenage, già campione del mondo (2008), ma non ancora sbocciato.

“A metà della prima stagione assieme, nel 2010, ero davanti a lui in classifica e la cosa lo irritava molto. Ho sempre avuto la sensazione di non essere di suo gradimento e in Turchia la situazione peggiorò. Rischiammo di entrare in collisione e ci fu un alterco nel post gara”, si legge su uno stralicio riportato dal Daily Telegraph. “Sul podio fu il gelo, una celebrazione “muta”, come venne definita dai media”. Le ragioni stavano dietro ad un sorpasso azzardato in un momento in cui il #44 credeva fosse arrivata la chiamata dal muretto. “Mi hai superato infrangendo gli ordini di scuderia? Venne a chiedermi subito dopo. Era il vincitore, per cui non capivo la sua rabbia. Allora gli risposi che dal team non mi avevano mai domandato di mantenere la posizione”.

“Quella mia affermazione lo mandò fuori di testa. Iniziò a pensare che la squadra macchinasse contro di lui senza però saper spiegare l’eventuale motivo di un atteggiamento del genere. Alla fine in quell’occasione eravamo in lotta per la vittoria e la seconda posizione, per cui al di là del duello tra ingegneri di pista ai vertici non poteva interessare di meno chi tagliava per primo il traguardo. Trovai tutta la questione bizzarra e senza senso. La prova che dietro ai suoi sorrisi c’era ben altro”, prosegue il testo.

Un altro episodio narrato dal driver di Frome riguarda il famoso tweet relativo al GP del Belgio 2012, quando Ham pubblicò i dati della telemetria a testimonianza del tempo perso a causa del nuovo alettone montato durante le qualifiche. “Non so cosa volesse fare in quel momento. Di certo il suo disappunto non era tanto nei miei confronti, quanto verso la scuderia. Purtroppo causò danni collaterali. Non si possono rendere pubbliche certe informazioni che di solito si cerca di tenere nascoste dato che sono frutto di grande lavoro. Fu un’azione davvero stupida che denotava la sua voglia di cambiamento”, ha proseguito. “Quando ci fu l’annuncio della sua partenza direzione Mercedes, mi dispiacque. Era stata una bella rivalità. Ad ogni modo fuori dalle piste Lewis resta un tipo strano”. La chiusura di colui che si è reso famoso nel paddock per i comportamenti alla James Hunt.

Chiara Rainis