Franco Morbidelli: “Valentino Rossi rientrato ad Aragon per passione”

Franco Morbidelli
Franco Morbidelli (©Getty Images)

Franco Morbidelli può vincere il suo primo titolo nel Motomondiale. E’ in testa al campionato Moto2 con 21 punti di margine su Thomas Luthi, suo prossimo compagno in MotoGP.

Mancano ancora quattro gare e nulla è ancora deciso, tutto può succedere. Però il piota romano è determinato a conquistare la corona iridata e presentarsi nel 2018 nella classe regina da campione del mondo. Le tre gare consecutive di Motegi, Phillip Island e Sepang saranno decisive. Sarà importante evitare errori. Infatti, il ‘Morbido’ nonostante le otto vittorie contro una del rivale ha solo 21 lunghezze di vantaggio. Paga le due cadute con ritiro a Le Mans e Misano.

Moto2, Franco Morbidelli racconta la sua carriera

Franco Morbidelli, figlio dell’ex pilota Livio, è cresciuto tra i motori nell’officina del padre. Tra il 2011 e il 2013 ha corso nel campionato europeo Superstock 600 vincendo il titolo in sella a una Kawasaki del San Carlo Team Italia. Una tappa importante della sua carriera, che ha fatto emergere le sue qualità e gli ha consentito poi di approdare nel Motomondiale. Prime gare da wild-card in Moto2 nel 2013 e l’anno seguente pilota titolare nel team Italtrans.

Il ‘Morbido’ fa parte della VR46 Riders Academy, un’accademia di giovani talenti italiani creata da Valentino Rossi. Il 22enne pilota romano parla così a Crash.net del suo ingresso in questa struttura: “La VR46 è nata dopo che avevo iniziato al mia carriera nelle corse internazionali. Ha iniziato ad aiutarmi dal punto di vista del management quando ero ancora nel campionato europeo Superstock 600, dove correvo perché non avevo soldi per fare altro. Fortunatamente il Team Italia mi ha aiutato a correre e ho potuto competere per il titolo. In quell’anno la VR46 ha iniziato a seguirmi a livello di management. Hanno trovato buone opportunità per me nel campionato del mondo Moto2. Questa è stata una grande fortuna per me”.

Morbidelli ha raccontato del suo trasferimento da Roma a Tavullia, terra del suo idolo e mentore Valentino Rossi: “Mio padre era amico del papà di Valentino, si conoscevano. Sono nato a Roma e sono cresciuto lì fino a quando avevo 10 anni, poi ho deciso che il motociclismo sarebbe stato il mio sport. Sapevamo che la zona della Riviera era la migliore in Italia per crescere ed esprimersi. Così ci siamo mossi e siamo entrati in contatto con le persone che aveva conosciuto mio padre quando era pilota. Lo abbiamo fatto e Rossi era lì. Mio papà chiese al padre di Valentino se potevo allenarmi con lui nella sua pista. Poi abbiamo iniziato ad allenarci insieme e siamo qui!”.

Franco Morbidelli e la lotta per il titolo Moto2

Franco nel corso dell’intervista a Crash.net ha avuto modo di parlare anche della battaglia in corso per la conquista del titolo mondiale Moto2. Si è così espresso: “Mi aspettavo che più piloti lottassero per il titolo. Io, Luthi, Marquez e Oliveira. E anche Baldassarri, ma Lorenzo non ha fatto un buon campionato ed è indietro. Siamo in due, io e Tom. Sono concentrato su me stesso e guardo avanti. Speravo di arrivare a questo punto del campionato ed essere in lotta. Ci sono e continuerò”.

A Morbidelli viene chiesto se, avendo vinto otto gare contro la sola di Thomas Luthi, sia frustrante avere solamente 21 punti di vantaggio sul rivale: “No, non lo è. Credo di aver dimostrato di essere veloce e di poter vincere le gare. Tom è veloce e ha mostrato costanza. Abbiamo due filosofie diverse di correre ed approcciarci alle gare, ma siamo entrambi in vetta. Penso che sarà bello”.

Infine il ‘Morbido’ è stato interpellato sul rientro anticipato di Valentino Rossi ad Aragon, a poco più di 20 giorni dall’incidente che gli ha provocato la frattura di tibia e perone: “La risposta è la passione. Sono stato nella sua stessa posizione, a casa a guardare le gare con qualcun altro sulla mia moto. Non è una cosa bella. Per lui era la seconda volta e capisco perché volesse tornare presto. Ha avuto l’esperienza per giudicare la situazione e significava che era pronto”.

 

Matteo Bellan (segui @TeoBellan su Twitter)