ESCLUSIVA, Michele Pirro: “Lorenzo spiazzato da Ducati, ma ora può vincere”

Michele Pirro (©Getty Images)

Michele Pirro è uno di quei piloti che forse meriterebbe più spazio nel motociclismo che conta. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quest’anno ha preso parte a 2 Gran Premi in MotoGP come wild card con Ducati strappando un 9° e un 5° posto, risultati di grande prestigio per chi come lui mette piede nella classe regina una tantum.

Il pilota pugliese nell’ultima annata, oltre alle comparsate in MotoGP, si è occupato anche, insieme a Casey Stoner, di sviluppare la Desmosedici da consegnare tra le mani di Dovizioso e Lorenzo. Inoltre, è stato scelto da quest’ultimo come coach in Ducati in sostituzione dello storico Ramon Forcada, deciso a restare in Yamaha.

Michele Pirro, inoltre ha fatto suo il Campionato Italiano Velocità nella classe Superbike con Barni Racing Team, dopo una marcia trionfale. In particolare al Mugello ha vinto dopo essere caduto al via compiendo una straordinaria rimonta. Noi di Tuttomotoriweb.com lo abbiamo contattato per capire il suo attuale stato d’animo e le sue impressioni su Lorenzo, Rossi e questo 2017 che per la MotoGP è quasi giunto al termine.

Com’è nata la passione per le due ruote?

In realtà sin da piccolo mio padre è sempre stato appassionato di moto, ma non ha mai fatto gare agonistiche. A me i motori sono sempre piaciuti e alla fine da piccolo usavo sempre lo scooter o l’ape, però non ho mai fatto gare a livello agonistico. Ho cominciato a 14 anni a farle quelle. Vengo dalla Puglia, un paese che tra virgolette non ha una cultura motoristica. Non è stato facile, però sono arrivato comunque ad un buon livello.

Da piccolo avevi un idolo in particolare? Chi era?

In realtà ho cominciato a seguire le gare molto tardi. Da piccolo non le seguivo perché in Puglia dove vivevo la cultura delle moto non c’era. Erano gli anni in cui Valentino veniva su, quindi diciamo che è stato un po’ lui il trascinatore, poi c’era Biaggi, si parlava molto di loro. Però diciamo che ho cominciato molto tardi a seguire il mondo delle moto a differenza dei miei colleghi.

Nella tua carriera qual è stato l’avversario che più ti ha impressionato in pista?

Quando sono arrivato in Moto2 mi ha impressionato Marquez. Era al primo anno come me e già mi aveva dato la sensazione di essere un bel fenomeno. Poi il primo anno di MotoGP ho avuto l’onore di confrontarmi e correre con Stoner. Lui è un grandissimo talento, nulla da dire.

Loro sono i piloti che ho visto, che mi hanno lasciato una grande impressione, ma alla fine ho la fortuna di correre ancora con dei talenti come Lorenzo, Valentino, che a 38 anni non smette mai di stupirci, Dovizioso, insomma tutti piloti fortissimi e velocissimi. La cosa che mi fa piacere è che quando posso cerco di essere al loro livello.

Dopo che sei caduto al Mugello cosa hai pensato? Come hai fatto a compiere quella straordinaria rimonta?

Lì credo che sia stata la forza di volontà e la voglia di arrivare fino in fondo e dare il 110%. Avevo compromesso la gara, ce l’avevo con me stesso perché avevo fatto io l’errore e quindi mi sono auto-punito dando proprio il massimo sino alla fine. Quando poi ho realizzato che potevo vincere la gara allora ho provato a preservare il tutto per non compromettere la mia prestazione.

Nel CIV c’è qualche talento che ritieni pronto al grande salto in MotoGP?

Ci sono dei ragazzi giovani che potrebbero avere la possibilità di arrivare ad un ottimo livello, però nessuno è pronto per fare la MotoGP in questo momento.

Ci puoi spiegare le differenze che ci sono tra il guidare la moto con la quale ti sei laureato campione e la Ducati MotoGP?

La moto del campionato italiano è una moto umana, nata per andare anche per strada e con tutte le caratteristiche per essere una moto che si può guidare a qualsiasi livello. La può guidare sia un amatore, che un pilota che la guida in pista ad un ottimo livello, perché devo dire che la Panigale è un’ottima moto che riesce a fare tempi non tanto distanti da quelli di una MotoGP.

La Ducati MotoGP, invece, è una moto molto estrema, nata per correre e per toccare sempre un certo limite, quindi questa è un po’ la differenza. Se la utilizzi per andare a spasso a quel punto non riesci a sfruttarla.

Eri convinto di fare tuo il titolo ad inizio anno o è stata una sorpresa per te?

Convinto no, ero consapevole di avere il potenziale sia tecnico che come pilota di poter fare molto bene. Negli ultimi due anni, a parte l’anno scorso, che praticamente me lo hanno tolto il titolo ho in pratica vinto tutte le gare. Sapevo che potevo essere ad un ottimo livello. Naturalmente le gare vanno fatte, ci sono gli avversari e tante incognite, quindi non è mai facile.

Nel 2018 le caselle sono già tutte piene, il sogno MotoGP è rimandato di un altro anno?

Io ho ancora il contratto con la Ducati, quindi il mio programma sarà più o meno come quest’anno. Non so se prenderò parte al campionato italiano. Però il primo impegno rimane la MotoGP, i test, le gare, quindi cercheremo di portare al massimo questo impegno. Poi strada facendo vedremo quello che ne verrà fuori. L’importante è far crescere la MotoGP.

Da pilota come pensi sia stato per Valentino guidare domenica ad Aragon in quelle condizioni?

Io credo che lui continua a stupirci sempre, perché a 38 anni riuscire a fare quello che ha fatto dopo l’infortunio è qualcosa di eccezionale, credo sia un grande, va solo ammirato. Ha tanti tifosi, ma anche tanta gente che insinua delle cose, ma alla fine la realtà dei fatti per noi che ci stiamo dentro è che lui merita rispetto per quello che ha fatto per il motociclismo e per quello che sta ancora dando, per la voglia che ha e lo dimostra il fatto che nonostante l’infortunio è tornato in pista.

Questo deve essere di esempio per i giovani che ci credono, come è successo a me al Mugello. Avevo già vinto il titolo, non avevo alcuna esigenza di riprendere la moto, di rimettermi su, invece, la voglia di fare e di crederci sempre ha fatto si che venisse fuori una gran gara.

Lorenzo sta facendo passi da gigante nell’ultimo periodo, cosa è cambiato di preciso? Manca ancora tanto per vederlo vincere?

Non mi stupisce la crescita di Lorenzo perché credo che sia uno dei piloti più talentuosi. Per me è una grande soddisfazione e un onore lavorare con lui. La crescita è dovuta al fatto che per guidare la Ducati c’è bisogno comunque di tempo per conoscerla perché comunque è una moto diversa dalla Yamaha.

Lui è rimasto un po’ spiazzato, ma ora piano piano stanno arrivando i risultati e io non mi stupisco di questo. Io mi aspetto che da qui a fine anno lui riesca a vincere anche una gara, quindi sono consapevole che lui possa fare questo grande risultato.

Tu che ci passi tanto tempo insieme, sai dirci il segreto di Stoner? Come fa ad andare sempre così forte in Ducati? 

Lui è un talento incredibile, per il talento che ha quindi riesce a sfruttare qualunque mezzo ha a disposizione al massimo. Questa è una sua caratteristica, è il suo stile di guida e da quel lato lì è davvero un grande.

Secondo te sviluppare la GP 17 seguendo le indicazioni di Lorenzo può penalizzare Dovizioso?

In realtà, fortunatamente, tutti i piloti che guidano la Ducati come il Dovi, Lorenzo o io o Petrucci ci siamo lamentati dello stesso problema. Quindi questo è un aspetto che serve per risolvere il problema. Non è che una Ducati va bene e le altre vanno male. Siamo riusciti grazie a tutti i ragazzi a casa e a Gigi a fare una moto che comunque da la possibilità a tutti i piloti Ducati di essere competitivi. In fondo questo è il grande risultato che abbiamo ottenuto.

Chi vince il mondiale in MotoGP? Facci un pronostico.

Io spero Dovizioso. Speriamo che riesca ad ottenere quanto si merita. Anche se sappiamo che sarà durissima perché conosciamo le potenzialità di Marquez. Però non demordiamo, andremo fino in fondo.

Antonio Russo