Honda, aerodinamica punto debole o asso nella manica?

La Honda di Cal Crutchlow (©Getty Images)

La stagione 2017 di MotoGP è stata una continua rincorsa alla miglior soluzione aerodinamica, dopo il divieto delle winglets esterne decretato al termine della scorsa stagione. Ducati ancora una volta ha recitato la parte del leone, con una carena ai limiti del regolamento. Sulla stessa riga sembrano essersi mosse Aprilia e Yamaha, mentre Yamaha pare abbia tratto ispirazione da KTM.

La Honda, leader del Mondiale con Marc Marquez, sembra essere un passo indietro da questo punto di vista. La Rc213V è difficile da guidare, ma fino a quando El Cabroncito fa la differenza non c’è motivo di creare allarmismo. A sollevare velate polemiche è però Cal Crutchlow: “Abbiamo le ali che avevamo all’inizio della stagione, ma non li uso… Non riconosco alcun vantaggio, sono meglio in alcune aree, ma d’altra parte ci sono svantaggi”.

E’ pur vero che la Honda funziona bene anche senza nuovi pacchetti aerodinamici. “Penso che potremmo continuare a migliorare, ma non abbiamo bisogno di essere competitivi, gli altri costruttori sono più dipendenti”, ha commentato il pilota LCR. “Abbiamo provato qualcosa in Qatar, abbiamo una soluzione che sembra sufficiente, la nostra moto è abbastanza buona senza le ali ma forse potrebbe essere ancora migliore. “Non ho idea se qualcosa di nuovo verrà nel 2018”.

A fare la differenza rispetto al 2016 è il nuovo motore Honda di dimensioni maggiorate in grado di produrre maggior trazione. “Penso che la moto dell’anno precedente fosse più facile da guidare, ma è più facile guidare più velocemente con questa moto, ma non sappiamo perché”. Identico discorso per il telaio: la RC213V monta quello dell’anno scorso, compresa la moto di Marc Marquez.