La speranza si riaccende, nuovo trasferimento per Michael Schumacher?

Michael Schumacher (©Getty Images)

Michael Schumacher, un nome che deve essere accompagnato dai numeri, 7 titoli mondiali, 91 vittorie, 155 podi, 68 pole, 77 giri veloci e 1566 punti ottenuti in 308 Gran Premi. Numeri che tratteggiano a matita l’immagine di un campione assoluto, per qualcuno il più grande di tutti i tempi nella storia della Formula 1. Il suo filotto in Ferrari sembra ancora oggi, qualcosa di unico e irripetibile.

Michael Schumacher nella sua carriera ha costruito letteralmente una favola. Il mondo intero ha imparato a conoscerlo come l’uomo d’acciaio. A stupire è stata soprattutto la sua eccezionale freddezza e costante fame di vittorie. Il tedesco non è mai sembrato appagato dai suoi innumerevoli successi e proprio questo è diventata la sua forza.

Arrivano novità dalla Germania

Purtroppo però la sua favola è stata sporcata dal tragico evento che lo ha visto protagonista quel maledetto 29 dicembre 2013, quando durante una discesa con gli sci in un fuori pista tra Chamois e La Bichesulle cadde battendo la testa. Da quel giorno nulla più si è saputo di Michael Schumacher, tranne il fatto che è ancora vivo. La famiglia, infatti, ha deciso di rifugiarsi nella riservatezza più assoluta.

A riaccendere la luce sul caso di Michael Schumaher però, in queste ore, ci ha pensato la rivista tedesca Bravo. Secondo la nota testata teutonica, infatti, l’ex Ferrari sarebbe in procinto di trasferirsi in America per proseguire le cure. Negli USA, a quanto pare ci sarebbe il professor Mark Weeks pronto ad attendere il 7 volte campione del mondo di Formula 1.

Il dottore è uno specialista di lesioni cerebrali come quella patita dal pilota. Secondo Bravo, la famiglia Schumacher presto si trasferirà in Texas per tenere ancora accesa la fiammella della speranza attorno a possibili miglioramenti di Michael. Noi da par nostro speriamo che tutto ciò possa davvero portare a sostanziali miglioramenti, così da rivederlo magari a bordo pista in qualche Gran Premio, perché uno come lui, può solo fare del bene alla Formula 1.

Antonio Russo