Marquez, Rossi e la psicologia del calcio fazioso

Valentino Rossi e Marc Marquez (©Getty Images)

Dopo i fatti di Sepang 2015 il tifo del Motomondiale sembra essersi estremizzato, volgarizzato, quasi imbastardito. C’è una strana e non naturale tendenza a voler far somigliare la MotoGP al mondo del calcio, portandosi dietro anche quella zona grigia violenta, da sempre appartenuta al mondo hooligans. Non staremo qui a discutere della mentalità ultras che potrebbe anche avere delle basi storiche e ben fondate. Ma è un timbro che non appartiene alla classe regina e al motorsport in genere.

Lo scontro tra Valentino Rossi e Marc Marquez continua a riecheggiare sulle bocche di molti. In modo quasi inumano e spietato, tanto da spingere persino un vicedirettore di una nota testata sportiva a mettere in dubbio la buona fede del campione di Cervera. All’indomani dell’incidente del Dottore in allenamento El Cabroncito ha postato una foto in moto da cross, vista da alcuni come un affronto a quanto accaduto a Rossi. Quasi a voler dire “Lascia fare a me…”. Ma non era il pensiero di Marquez, bensì quello di chi ragiona il motorsport in maniera faziosa, forse per questioni di share.

Uno scivolone che non ha lasciato indifferente il campione Honda, intervenuto su Twitter per ricalibrare il tiro del giornalista. Tant’è che il suddetto vicedirettore ha dovuto fare dietrofront dinanzi alla pronta risposta del pilota. Questo per far capire come il tifo Motomondiale rischi di diventare barbaro, se perfino un diplomatico intellettuale contribuisce a gettare benzina sul fuoco. Ben vengano gli sfottò che danno pepe e brio allo sport, ma con stile e garbo. Nella maniera che ha sempre contraddistinto la MotoGP.

Nota a margine: Marc Marquez ha inviato un whatsapp a Valentino poco dopo aver appreso dell’infortunio, augurandogli una pronta guarigione. E sui social ha chiarito: “Come atleta e persona non auguro a nessuno che si faccia male. Spero solo che Vale torni presto!”. Ma forse non basterà a redarguire la nuova generazione di hooligans del Dottore, così come non è bastata quella stratta di mano nel parco chiuso di Catalogna nella scorsa stagione.

Luigi Ciamburro