ESCLUSIVA, Aldo Drudi: “Rossi? A 40 anni lo vedo in Formula 1”

Aldo Drudi (Getty Images)

Aldo Drudi, con la sua Drudi Performance  da anni si occupa di creare grafiche per il mondo delle due ruote. Famosi in tutto il mondo sono soprattutto i caschi realizzati per Valentino Rossi con disegni davvero particolari tanto da diventare delle vere e proprie opere d’arte. A caratterizzare il lavoro di Aldo Drudi è soprattutto l’originalità, un’originalità figlia di un’arte che si distacca dalle nuove tecnologie che appiattiscono l’inventiva e si sposa piuttosto con un’idea romantica da disegnatore che tenta con la sua matita di imprigionare l’anima del pilota nell’unico oggetto che sarà poi visibile al mondo una volta in moto.

Noi di Tuttomotoriweb.com abbiamo intervistato Aldo Drudi cercando di capire dove si annidano certe idee e come queste si sviluppano. Naturalmente, essendo i caschi elementi molto intimi per i piloti, parlando con lui abbiamo anche lambito i rapporti con i vari driver con i quali tuttora collabora. Ne è uscito fuori un dialogo molto bello che spazia dai tecnicismi alle dirette esperienze vissute con i vari piloti.

Come è nata la collaborazione con Valentino?

Con Valentino non è mai nata, ho visto lui nascere e crescere, quindi è una cosa che se devo datare non riesco a farlo, perché lo conosco da sempre, quindi è stato un crescendo. Quando lui è arrivato al mondiale ricordo che gli dissi: “La prima gara del mondiale che farai ti farò un casco speciale”. Sino a quel momento, tra virgolette, gli avevo rimediato la tuta da Dainese e i caschi con delle livree standard.

Come è cambiato il vostro modo di lavorare in questi ultimi 20 anni?

C’è stato un bel cambiamento. Diciamo che concettualmente è lo stesso. Il meccanismo di ideazione di una grafica o di un prodotto, perché oltre alla grafica facciamo anche il design di oggetti: dall’abbigliamento tecnico ai caschi alle moto, è sempre lo stesso. Un accumulo di esperienza, credo sia importantissima la conoscenza del passato e mai riferirsi al computer come memoria.

Credo che questo sia il grande rischio, si perde di originalità se ci si abitua ad utilizzare il computer. Oggi se uno cerca un argomento, come si usa dire lo va subito a googlare, quindi va da sé che ovunque tu sia ti viene fuori sempre la stessa immagine. Si parte sempre dallo stesso presupposto, che non è tuo, ma del computer e quindi c’è un omologazione.

Io, anche per pigrizia, non so nemmeno accenderlo il pc, so bene ciò che si può fare con il computer, ma la prima fase, quella che mi chiedono i clienti e le persone con le quali collaboro, quella la sviluppo sempre nella mia testa. I riferimenti, i dettagli, i colori per creare questo nuovo prodotto. Poi è chiaro che con il pc ci sia una grande facilità di sviluppo di un’idea. A quel punto è tutto più veloce, tutto più pratico.

Una cosa che ho apprezzato negli anni è che prima per fare questo lavoro dovevi muoverti tanto. Bisognava confrontarsi di persona con le varie aziende con disegni fatti a mano e naturalmente nel motociclismo i tempi sono sempre stretti. Adesso, invece, con tutte le grandi possibilità di comunicazione che abbiamo mi ritrovo a fare molti meno chilometri all’anno e soprattutto a lavorare nel posto che amo, la mia terra che è la Romagna.

Ci puoi spiegare come nascono le idee e come poi le riuscite a rendere realtà?

Guarda caso le cose migliori nascono da una vera e propria relazione di amicizia o condivisione di idee che abbiamo con i piloti. Direi che la maggior parte dei driver con i quali lavoriamo alla fine poi diventano anche nostri amici. Lo stesso accade anche con i tecnici delle varie aziende. Credo molto nel rapporto umano e quando c’è uno scambio alla pari e uno si interessa dell’altro e della professionalità dell’altro nascono cose importanti.

Con i piloti sono professionalità che non si integrano. Loro corrono in moto e io faccio grafica se non da punto di vista oserei dire psicologico. Molte delle operazioni che facciamo, specie con i piloti più sensibili, che guarda caso sono poi anche quelli più veloci, è proprio una questione di rispetto della persona. Noi di solito facciamo delle grafiche che hanno un significato per i piloti. Più il pilota ti dà indicazioni e  meglio risulterà il lavoro.

A quel punto poi non diventa nemmeno attaccabile secondo me. Quando c’è un’idea di base e un messaggio che viene lanciato attraverso la grafica, può essere ben realizzato o no, ma poi il casco in ogni caso è bello, perché per il pilota acquista un significato indiscutibile. Molto più difficile, invece, diventa questo lavoro con quei piloti che hanno meno sensibilità e quindi sono più generici nelle indicazioni.

C’è qualcosa che bolle in pentola? Dobbiamo aspettarci qualche casco particolare in vista di Misano?

Per Misano abbiamo moltissime cose. Quest’anno è stato un anno speciale. L’anno scorso la nostra attenzione era sul progetto Burasca che è quella moto che abbiamo realizzato su una base Honda 1.2. Ogni anno cerco di fare qualche cosa di extra alla routine, quest’anno abbiamo curato tutta la campagna pubblicitaria di Misano, partendo dal manifesto.

Grazie agli organizzatori, ai comuni coinvolti e alla Regione Emilia Romagna ci hanno dato questa possibilità di non fermarci ad un evento, ma pensare addirittura a qualche cosa che possa avere uno sviluppo triennale per poter partire quest’anno con un messaggio nuovo e chiudere i discorsi tra 3 anni. Qua c’è un progetto particolare. La gara di Misano offre qualcosa di diverso.

Se al Mugello entri il venerdì e esci la domenica sera distrutto, che hai visto la gara bruciato dal sole sei distrutto, qua invece c’è un’offerta all’interno del circuito che è lo spettacolo del Gran Premio e poi c’è tutto quello che c’è all’esterno del tracciato. La Romagna è organizzata per il turismo e sulla costa, a partire da Cattolica, sino ad arrivare a Rimini ci sono una serie di eventi legati al motociclismo interessantissimi e divertentissimi e quindi chi verrà al Gran Premio avrà questa possibilità.

Noi dovevamo raccontare tutto in un manifesto che fosse metà balneare e metà racing, così l’ho pensato. Quindi l’immagine iconografica delle ombrelline, che se la vedi da sola sembra una ragazza in spiaggia che assiste un pilota prima del via in quel momento topico che tutti conosciamo. Quindi questo era il concetto.

Ma volevamo fare di più, così abbiamo studiato una texture grafica che abbiamo messo nel manifesto e che abbiamo poi riprodotto in 4 curve del circuito di Misano in degli spazi che sono giganteschi. Di solito è prassi nel motociclismo moderno decorare le vie di fuga. Austin ad esempio ne ha di bellissimi, ma di solito sono sempre sequenziali al circuito. Di solito si segue il layout della pista, si fanno delle strisce di colore che seguono la forma del tracciato.

Noi, invece, abbiamo usato questo spazio come se fosse un foglio bianco e abbiamo ideato una grafica che non è legata al percorso, è proprio grafica pura. La cosa interessante è che abbiamo questi 3 anni per continuare a svilupparla questa grafica. Un po’ come avere un quadro e ritoccarlo continuamente. La mia idea sarebbe quella di continuare a lavorare su questa tela gigantesca che è il circuito di Misano. Per noi è una grande opportunità, quasi un’opera pop.

Oltre quello abbiamo poi i caschi speciali. C’è uno speciale per Morbidelli, uno per Valentino come sempre e non sappiamo ancora se dobbiamo crearne uno per Iannone o se ha già un’idea lui, ora deciderà se fare una cosa, invece, dell’altra. Non voglio dare anticipazioni perché credo sia giusto che lo mostrino loro. Inoltre per ora non saprei nemmeno cosa dire, perché vedrò Valentino nei prossimi giorni e lo faremo cotto e mangiato come sempre. Fa parte anche un po’ del rito. Quando sarà il momento verrà qui e punteremo dritto verso l’idea.

Sin qui quale è stato il casco più bello che avete realizzato a tuo parere?

Credo sia molto soggettivo. Il casco che piace di più a me probabilmente non è quello che piace agli altri. Se però devo indicare un casco che mi ha emozionato particolarmente è quello di Valentino con tutti i calchi delle mani dei meccanici, team manager, le labbra della madre, la morosa, il mio pollice. Era un casco che dava energia, quel giorno andò molto bene perché vinse la gara a Misano e il casco era molto suo, brillante, solare, un ricettore di energia, fu una bella domenica e me lo ricordo con piacere.

Poi nel mio ufficio ho davanti a me quello di Marco Simoncelli, che credo fosse un casco essenziale. Nel momento in cui tutti chiedevano caschi incasinati, lo convinsi a fare questo casco con le due righe rosse e devo dire che è ancora affascinante. Fu molto bello anche il tributo di Valentino a Marco con il casco per metà suo e per metà di Simoncelli.

La livrea più bella, invece?

Molto particolare, meno chiassosa, mi piacque molto quella che facemmo a Misano per Yamaha. All’epoca mi pare ci fossero Lorenzo e Spies ed era una livrea blu e grigia, il riferimento era ad una campagna che Yamaha stava facendo su questi colori. Racing Blu si chiamava quella campagna e da lì spinsero sempre di più sul colore blu racing per Yamaha. Ricordo che la facemmo con un taglio di carenatura particolare e mi piacque molto. Poi ne abbiamo fatte davvero tante, anche più complicate e chiassose, ma quella mi piaceva molto.

Che fine fanno i caschi di Vale a fine gara?

I caschi della stagione sono diversi, perché per tutta la stagione gli viene fatta una fornitura di caschi tutti realizzati a mano. Di quei caschi lì restano tutti a lui, tranne uno che torna a me. Quando, invece, facciamo i caschi speciali e vengono fatti 3 in questo momento, uno va alla AGV, perché di solito viene replicato, quindi hanno bisogno di un prototipo.

I due che però porta in gara, perché lui ha uno che mette in testa e un altro di riserva, che resta sulla mensolina. Quei due caschi lì resta uno a Valentino e uno a me. Quindi ho la fortuna di avere insieme a Vale, la collezione completa dei suoi caschi. Tutti i piloti mi danno indietro una grafica, è nell’accordo. Se me la vedo brutta comincio a vendere quelli così vado avanti (ride ndr).

Tu che conosci bene Valentino credi stia pensando al ritiro? Secondo te, cosa farà Rossi dopo la MotoGP?

Chiaro che ci pensi al ritiro perché comunque gli anni ci sono, ma se andiamo a vedere i risultati, credo che negli ultimi due anni ho visto il miglior Valentino di sempre. Va tutto valutato in relazione agli avversari e all’impegno che ci mette il pilota tenendo conto che non ha più 20 anni.

A Silverstone si è piegato solamente al consumo della gomma. Credo che è in forma come uno di 20 anni e mentalmente penso abbia poco più di 20 anni, lo vedo fresco e vispo come da ragazzino. Secondo me finché andrà così forte tenterà di vincere il 10°. Se dovesse succedere, a quel punto probabilmente potrebbe sentirsi appagato o magari fare un’altra stagione lì non saprei dire.

Non molto tempo fa in un messaggio gli ho detto: “Dai tieni duro, che prima o poi qualcosa succederà”. Poi dopo si fa 5 anni di Formula 1, alla veneranda età di 40 anni. Questa è una mia idea, io credo che lo possa fare e anche con buoni risultati. Di vincere non se ne parla neanche però potrebbe essere lì e far parte del lotto. In verità non so cosa farà, sicuramente correrà in macchina, in categorie magari meno impegnative. Ho sentito parlare di Nascar o sicuramente farà la 24 Ore di Le Mans. Gare storiche, iconiche sicuro, rally forse.

Paolo Simoncelli ci ha detto che sei stato tu a spingerlo a creare il team. Credi che questa sia la strada giusta per riportare l’Italia ai vertici del Motomondiale?

Purtroppo l’occasione è stata quella che tutti sanno. Ero a casa Simoncelli ancor prima del funerale di Marco, ero nel suo giardino e si diceva: “Bisogna fare una squadra”, perché il mio terrore è quello di ricordare Marco senza alcuna proiezione che guardi al futuro. Ho aiutato la famiglia ad allestire un museo, ci sono mille eventi dove viene ricordato Marco, abbiamo fatto il Buon Compleanno Sic.

Tutte cose che credo facciano bene alla famiglia ai tifosi, per tutti è un modo per ricordare Marco, ma secondo me la cosa migliore è un qualche cosa che abbia una prospettiva futura e quindi sull’esempio di Marco. Perché lui è stato un esempio, le persone lo amano, anche gente non appassionata ha magari il suo adesivo. Sulle macchine vedo tanti 46, ma altrettanti 58.

Per questo dissi a Paolo facciamo la squadra. La cosa meravigliosa è che con quello che stanno facendo Simoncelli e Valentino il vivaio è tornato ad essere un vivaio importante, cominciamo di nuovo a fare una pari e patta con gli spagnoli. Nelle prime file della Moto 3, nella Moto 2 e quindi è importante per il nostro motociclismo perché c’era stato un periodo di stasi un momento di fermo.

Non c’era ricambio. Ora, invece, ci sono giovani promettenti. L’altra cosa molto bella poi è che con il cambio che c’è stato ai vertici della FIM, Il nuovo presidente è un mio conterraneo, romagnolo anche lui, vedo che c’è molto fermento in tutte le specialità. Questo è un presidente che secondo me farà delle belle cose. In più con questi due team che stanno crescendo direi che avremo un futuro roseo per il motociclismo.

Valentino vedrai, Simoncelli sicuro, rimarrà nel motociclismo a seguire questi ragazzi, perché vi garantisco che si è davvero appassionato. Io spero che porti il team in MotoGP, è un’escalation che auguro sia a Vale che a Paolo. Credo che lo possano fare. Come si può ben vedere sono persone anche molto concrete.

Sia gli uomini di Valentino che quelli di Simoncelli stanno facendo un percorso. Io credo che sia l’uno che l’altro avrebbero potuto azzardare sin da subito un’attività, come fece anche Agostini, già nella categoria alta. Invece, stanno crescendo piano piano e ritengo sia un approccio molto intelligente.

Chi vince il titolo in MotoGP?

Dico Marquez, ma spero di no. Va riconosciuto a Marquez un talento infinito, però io non sono di quelli che pensa che lui abbia una certa tecnica nell’assorbire le cadute. Credo che abbia avuto una bella fortuna, perché lui ha fatto il record di cadute quest’anno e cadere fa male sempre. Un pilota buono non deve cadere, lui poi in gara si trasforma e quasi mai sbaglia, ma credo che la sua debolezza sia la reattività.

Ha imparato a sbagliare di meno, ad essere meno reattivo, ma secondo me nel duello finale potrebbe perdere la testa. Poi le possibilità sono 50 e 50 perché stiamo parlando di un grandissimo campione, ma forse quello è il tasto da premere per cercare di metterlo in difficoltà, perché sulla velocità pura abbiamo visto che è forte.

Sarebbe bello di nuovo un finale come quello, purtroppo poco bello, di qualche anno fa. Rivedere un finale così e questa volta vederli battagliare, chi c’è c’è, chi non c’è non c’è. Spero ce ne siano molti, tra i quali Valentino naturalmente. Conosco poi anche Andrea, ho avuto modo di cenare con lui e devo dire che è una persona eccezionale.

Ora Dovizioso sta convincendo tutti. Avevamo tutti un po’ dei dubbi. Io lo dico apertamente, come si dice faceva 30, ma non 31, adesso, invece, alzo le mani e devo dire, ancora di più, ha dei meriti che gli vanno riconosciuti. Uno che è riuscito a mandare giù il rospo per così tanto tempo e si è tenuto sempre in sub-ordine rispetto a piloti che erano in squadra con lui, adesso sta dando delle paghe a tutti clamorose, quindi tanto di cappello ad Andrea.

Antonio Russo