Esclusiva, Tony Cairoli: “In Italia il Motocross non va nemmeno in diretta”

Tony Cairoli (Getty Images)

Tony Cairoli è un’autentica leggenda delle due ruote. Il pilota di Patti ha conquistato sin qui 8 titoli mondiali ed è ad un passo da conquistarne il 9°. Purtroppo i media nazionali spesso, distratti da MotoGP e Superbike, si dimenticano di questo straordinario campione, un eccezionale orgoglio per noi italiani.

Nelle statistiche mondiali il nostro Tony Cairoli è alle spalle solo di Stefan Everts (10 titoli mondiali), ma con i suoi 32 anni e lo stato di forma recentemente mostrato può sicuramente ambire ad eguagliare e poi superare i record del belga.

Volendo sciorinare un po’ di numeri, Tony Cairoli vanta ben 83 vittorie e 144 podi. Il suo 222 è già leggenda, un mito pronto a continuare giorno dopo giorno la sua storia. Noi di Tuttomotoriweb.com lo abbiamo intervistato all’alba di quello che potrebbe essere il suo 9° titolo mondiale e abbiamo potuto toccare con mano l’umiltà di questo grande campione.

Com’è nata la tua passione per il motocross?

È stato mio padre a far nascere in me la passione per il Motocross, ero piccolino e mi regalò una Italjet 50, che conservo tuttora e con la quale scorrazzavo attorno a casa nostra in campagna a Patti. Poi le cose si fecero più serie e cominciai a gareggiare con i coetanei nel regionale di Sicilia.

Avevi un idolo da bambino?

Non ne ho mai avuti molti, certo ammiravo i grandi piloti che all’epoca dominavano la scena, come McGrath ma non avevo un vero e proprio idolo, amavo molto anche le corse automobilistiche ed i rally e avevo la camerata piena di posters.

Se non fossi diventato pilota di motocross cosa avresti fatto nella vita?

Difficile a dirsi, frequentavo l’istituto tecnico e mi piaceva la meccanica, forse avrei comunque lavorato coi motori ma non mi sono mai posto il problema, ho lavorato duramente per arrivare dove sono e ho ottenuto questi risultati anche grazie ai sacrifici della mia famiglia e so che mi sarei dato da fare per fare qualcos’altro.

Quale è stato ad oggi l’avversario che nella tua carriera ti ha creato più problemi?

Problemi nessuno, ho lottato con grandi piloti sia nel mondiale che al Nazioni, uno dei più forti è stato sicuramente Cristophe Pourcel, che vinse il titolo MX2 nel 2006, con lui abbiamo dato vita a battaglie spettacolari.

Gli ultimi 2 anni li hai passati lontano da quel mondiale che per te ormai era diventato un’abitudine. Che cosa hai provato in quei momenti?

È stata dura, sopratutto è stato duro sapere di essere sempre in grado di poterlo vincere ma non nelle condizioni di farlo. Oltre alla sofferenza fisica ho dovuto affrontare alti e bassi di morale che non sono stati semplici da superare ma quest’anno mi sto prendendo qualche bella soddisfazione, sopratutto nei confronti di chi mi dava già per finito.

Quest’anno, invece, come vedi la lotta per il primato in MXGP?

È dura, lo è sempre stato e lo sarà sempre. Ho un buon margine ma nel Motocross, come negli sport a motore in generale, tutto può succedere. Io cerco di affrontare gara per gara quello che è il Mondiale più lungo di sempre e alla fine tireremo le somme.

Stefan Everts vinto il suo 10° titolo ha deciso di lasciare da campione in carica. Anche tu faresti lo stesso se riuscissi a raggiungerlo o continueresti?

Dipende, sono situazioni molto diverse, io correrò fin quando mi divertirò e fin quando avrò del margine di miglioramento, i numeri sono importanti ma non sono tutto nella mia vita.

Il motocross in Italia è cresciuto tantissimo grazie a te, ma non ha ancora raggiunto la popolarità di MotoGP e Formula 1. Tu hai qualche suggerimento in tal senso?

Purtroppo no, credo di aver fatto tutto il possibile, di aver vinto più di chiunque altro negli ultimi 15 anni e di essermi impegnato a fondo perché il nostro sport fosse più popolare nel nostro paese ma a parte qualche timido segnale positivo, la situazione non è delle migliori; non siamo nemmeno in diretta in tv, mentre il Motocross è live in quasi tutto il pianeta, dal Sud America all’Asia.

Tu e Valentino Rossi siete amici, lui spesso si cimenta col motocross a tuo dire è tagliato per questo sport? Potrebbe gareggiare anche nel Mondiale?

Siamo buoni conoscenti più che amici, ci siamo incontrati spesso e Vale ha una grande espansione per il Motocross che ha praticato a lungo come allenamento. Per diventare un pilota da Mondiale però ci vogliono anni ed anni di pratica e bisogna iniziare fin da piccoli, altri in velocità sono forse più portati di Vale, come Dovizioso e Melandri, peraltro grandi appassionati, che vengono a vederci correre appena possono.

Tu, invece, hai mai provato una MotoGP? Ti piacerebbe saggiare una nuova categoria?

Ho provato una Yamaha M1 qualche anno fa, una moto davvero impressionante ma non cambierei il Motocross con nessun altro sport al mondo.

Hai già vinto 8 mondiali e sei una leggenda di questo sport, ci dici gli ingredienti che ci vogliono per creare un campione così? Cosa c’è voluto per arrivare sin qui?

Facile, sono solo tre: Velocità, Fango e Gloria, come recita il tatuaggio che ho sulla schiena. Scherzi a parte, non esiste una ricetta magica, ci vogliono anni di sacrifici, dedizione e passione. Lavoro duro e costante sono fondamentali, così come una famiglia che ti supporti e affianchi nelle scelte ed un team che possa garantirti un buon supporto tecnico e umano, più ovviamente un pizzico di fortuna, ma come dicevo tutto questo non è comunque garanzia di successo.

Antonio Russo