Jody Scheckter: “Vettel? 3 anni fa le prendeva da Ricciardo”

Jody Scheckter (Getty Images)

Jody Scheckter ha rappresentato per un ventennio l’ultimo successo mondiale della Ferrari. Il sudafricano, infatti, con il titolo del 1979 ha dato inizio ad un digiuno iridato per il Cavallino Rampante culminato solo nel 2000 con l’inizio del ciclo di Michael Schumacher. Pilota di assoluto talento, conquistò in Formula 1 10 vittorie e 33 podi.

Come riportato da “La Repubblica” Jody Scheckter ha provato a spiegare la pericolosità della sua Formula 1: “Quando correvo io si sapeva che ogni anno uno o due dei piloti che si iscrivevano al campionato sarebbero morti. Quando sei giovani la F1 è tutto, saresti pronto pure a morire. Io volevo vincere il mondiale, quando l’ho vinto ho deciso di smettere, non aveva più senso”.

Un rapporto speciale con Villeneuve

Il sudafricano però non vuole essere paragonato a Rosberg, a suo dire l’ex pilota Mercedes ha sbagliato, questa Formula 1 non è come la sua. Jody Scheckter ha poi parlato anche della sua maturazione, quando passò dall’essere un pilota spericolato ad uno calcolatore.

 Jody Scheckter poi non può fare a meno che paragonarsi ai nuovi piloti: “Verstappen ricorda me all’inizio. Anche se lui forse è più forte di quanto non lo fossi io. Mi piacerebbe dire che assomiglio ad Hamilton, ma io ho fatto degli incidenti che lui non ha mai fatto, quindi no. Vettel è molto forte ora che ci sono le ruote grosse e prima quando le macchine erano più potenti. Ma tre anni fa Ricciardo gliele suonava. Mentre Alonso non mi piace, è bravo in pista ma si comporta in maniera scorretta fuori. Se ripenso ai suoi anni in McLaren”.

L’ex pilota sudafricano ha avuto una vita davvero stracolma di successi, anche fuori dalla pista. Dopo la Formula 1, infatti, si è dedicato alla vendita di macchinari militari, ora, invece, si occupa di cibo bio.

Jody Scheckter ha poi raccontato anche del suo approdo in Ferrari: “Firmai con McLaren un contratto da 3mila sterline, poche settimane dopo Montezemolo me ne offrì 60mila per passare in Ferrari, ma io avevo già preso l’impegno. Qualche anno dopo mi chiamò direttamente il Drake, io ero emozionatissimo, lui non mi salutò nemmeno, mi chiese quanti soldi volevo e io gli risposi che ero troppo giovane per pensare ai soldi”.

Il sudafricano ha poi continuato: “Passai alla Tyrrell a 6 ruote. Divertente da guidare, ma si rompeva sempre. Poi Ferrari venne, voleva assumermi al posto di Reutemann, ci mettemmo subito d’accordo. Con Gilles ho avuto un rapporto speciale, c’era rispetto e rispettavamo gli accordi che prendevamo tra noi. Fu la prima volta che in Ferrari non c’era astio tra i piloti. L’ultimo ricordo che ho di lui è un po’ triste, lui era arrabbiato perché Enzo Ferrari non lo aveva sostenuto nel suo litigio con Pironi”.

Antonio Russo