Paolo Simoncelli (Getty Images)

Marco Simoncelli è un pilota ancora molto amato e conosciuto a livello mondiale, nonostante ci abbia lasciato da ormai 6 anni. Il padre Paolo, nel ricordo del figlio ha deciso di fondare la Squadra Corse SIC58, un team che vuole essere una scuola di vita prima di ogni altra cosa. Per ora la squadra sta muovendo i suoi primi passi nel Motomondiale in Moto3 con Tatsuki Suzuki e Tony Arbolino.

Paolo Simoncelli ha deciso di costruire giovani campioni nel ricordo di Marco. Il suo lavoro è davvero encomiabile. Il suo obiettivo, infatti, è quello di formare innanzitutto gli uomini che si trovano sotto il casco, prima che i piloti. Noi di Tuttomotoriweb.com lo abbiamo intervistato per voi e abbiamo analizzato questa stagione.

Ci può fare un piccolo bilancio di questa prima esperienza nel Motomondiale per il SIC58 Squadra Corse?

Si può fare e anche in maniera positiva perché nonostante tutto ci siamo fatti vedere, siamo stati forti e a parte qualche errore avremmo potuto raccogliere di più e poi siamo belli. Ci siamo presentati bene, con dei bei piloti, una bella immagine. Quindi direi positivo, sia per noi che per chi ci ha seguito.

In futuro l’idea è quella di portare il Team SIC58 sino alla MotoGP?

Diciamo che questo non si dovrebbe dire però sognare non è peccato e a volte inseguire i sogni aiuta a lavorare meglio. Quindi perché no.

Ci può raccontare com’è nata l’idea di mettere in piedi questa squadra?

Questa parte da lontano. Dopo aver fatto la fondazione, dopo un anno circa, Aldo Drudi ha cominciato a rompere le scatole dicendo: “Dai fai una squadretta, fai una squadretta”. C’erano da aiutare dei ragazzini delle nostre parti e quindi piano piano mi ha convinto. Sono partito con due ragazzini di 12 anni, Sabatucci e Casadei con la Moto3 del campionato italiano. Diciamo che era più un collaudo per me che per gli altri. Alla fine io mi sono trovato bene, vivo meglio, la mia famiglia vive meglio perché si è impegnati totalmente e alla fine è risultata una buona idea.

Marco è ancora amatissimo da tutti gli appassionati, si è mai chiesto come ha fatto suo figlio ad entrare nei cuori di tutte queste persone? Ne è orgoglioso?

Come ha fatto non lo so, però posso immaginarlo. Naturalmente sono orgoglioso di questo, è chiaro che vedo che in tutto il mondo si ricordano di Marco con tanto affetto e quindi è chiaro che mi fa piacere. Secondo me il segreto di Marco era nella simpatia, nella naturalezza, nell’essere normale. Ecco credo che questa parola, normale, sia semplice quanto importante, cosa che non sono più i piloti di oggi. Pensano subito di essere diventati dei fenomeni e si trasformano. Il ragazzino simpatico dei 12-13 anni, quando ne ha 16-17 diventa quasi insopportabile.

C’è un pilota in MotoGP che vedendolo guidare le ricorda Marco?

No, questo è un discorso abbastanza difficile. L’ho affrontato tante volte, ma non basta veder guidare uno. C’è tutto il dietro: la personalità, le cose che trasmette. No, per adesso no, magari c’è, ma non mi sono mai posto questo quesito.

Dove sarebbe oggi Marco?

Marco sarebbe già campione del mondo almeno di due anni della MotoGP, perché il 1000 era la sua moto ed è la sua moto e sarebbe stata la sua moto. Avrebbe risolto tanti problemi di peso, che l’800 gli creava. Soprattutto avrebbe potuto usare la benzina come gli altri, mentre, invece, con l’800 partiva sempre con il rubinetto della benzina un po’ chiuso altrimenti non avrebbe terminato le gare, causa il suo peso. Sicuramente sarebbe stato un campione del mondo della MotoGP, amatissimo dalla gente perché sicuramente non sarebbe cambiato.

Recentemente abbiamo vissuto il dramma di Nicky Hayden, lei lo conosceva? Ha qualche messaggio per i genitori del ragazzo?

Nicky non lo conoscevo. Lo incrociavo quando salutavo Marco, ma non ho mai avuto un rapporto con lui, causa anche il fatto che io non parlo l’inglese. Messaggi in questi casi non si possono dare. A volte in questi casi è meglio il silenzio, che è la soluzione migliore. Sicuramente gli mando un abbraccio forte, questa è la vita.

Lei che lo conosce bene, Rossi sta pensando al ritiro?

Rossi prima o poi si dovrà ritirare, è una cosa normale, è successa a tutti, ha quasi 40 anni. Però non la vedo come una priorità, lui dà ancora la paga ai ragazzini, poi ha una vita atletica di tutto rispetto, si allena tutti i giorni. Tutto ciò merita tanto rispetto, non vedo perché debba pensare alla pensione. Poi visto che in Italia le pensioni le allungano sempre, lui può arrivare tranquillamente anche sino ai 45 anni.

Cosa ne pensa di questo campionato 2017 di MotoGP? Sarà sfida a 4 sino alla fine?

Secondo me questo campionato lo decideranno le gomme, come avevo previsto. La gente non ci pensa, pensa sempre al motore, alla marca: Honda, Ducati, Kawasaki, ma alla fine la differenza la fanno sempre le gomme. I pneumatici sono un problema e chi riesce a sfruttarli meglio e prima vince. Credo che si sia legati al caso.

Ci può fare un pronostico su chi vincerà il titolo in tutte e tre le categorie del Motomondiale?

No, normalmente non lo faccio. Potrei dire i più forti, ma non è vero, perché a volte i campionati non li vincono i più forti. Purtroppo per vincere un mondiale devono concatenarsi tante situazioni, quindi a volte non vince il più forte, ma il più costante oppure il più fortunato. Credo sia un gioco a lotto, quindi niente pronostici.

Antonio Russo