Todt avvisa Vettel: “Non sarà più perdonato”

Jean Todt (Getty Images)

Una spada di Damocle pende sul capo di Sebastian Vettel dopo i fatti di Baku. Lunedì scorso la FIA ha deciso di graziare il tedesco non infliggendo ulteriori sanzioni. Una scelta apparentemente strana, che dimostra il rinnovato peso politico della Ferrari. Ma in molti si attendevano provvedimenti, soprattutto in considerazione del comportamento di Seb tenuto in Messico nella scorsa stagione.

Nel novembre 2016 il ferrarista si è visto detronizzare del podio per una manovra ritenuta scorretta ai danni di Ricciardo. Anche in quella occasione la pena inflittagli fu di 10 secondi, ma l’inchiesta aperta per insulti al commissario di gara Whiting si chiuse senza altri penalty. Memore di quel comportamento il presidente della FIA Jean Todt, presente in Austria, ha parlato per la prima volta del caso Vettel in pubblico. Da questo momento in poi non ci saranno più sconti per il quattro volte iridato.

“Sebastian ha avuto vari avvertimenti molto chiari. E non ce ne saranno altri, quindi non deve succedere altro. Se così fosse, allora le conseguenze sarebbero molto gravi”, ha detto Todt. “Spetta al presidente della FIA decidere se un pilota deve o meno presentarsi davanti al Tribunale Internazionale – ha spiegato a Sky Sport –. Abbiamo ovviamente considerato anche ciò che è avvenuto lo scorso anno nel Gran Premio del Messico, anche se l’infrazione è stato di tipo differente. Abbiamo visto che Sebastian è un grande pilota, ma a volte non in grado di mantenere il controllo come dovrebbe”.

L’avvertimento è stato sicuramente lanciato nel faccia a faccia con Vettel lunedì scorso. Ma per evitare ipotesi di favoritismi Todt stavolta ha messo nero su bianco davanti a tutti. “Ho lavorato in passato con molti piloti, bisogna imparare a interpretare bene quanto succede. Questo non significa che si debba concedere loro il diritto di fare qualsiasi cosa, ma bisogna anche tentare di capirli. È facile prendere decisioni o giudicare stando seduti dietro una scrivania, ma bisogna anche accettare che gli esseri umani possano avere delle emozioni”.