Motore Audi TDI 2.0 (Getty Images)

Dietro lo scandalo Dieselgate ci sarebbe un ingegnere italiano, Giovanni Pamio, 60 anni. Secondo le autorità degli Stati Uniti avrebbe ordinato di programmare i motori diesel in modo da ingannare i test sulle emissioni CO2 sul banco di prova. Lo scandalo è costato alla Volkswagen oltre 20 miliardi di dollari tra spese processuali e sanzioni.

Giovanni Pamio è l’ottavo ex dirigente Volkswagen a finire nel mirino delle indagini portate avanti dall’Fbi e dalla sezione criminale dell’Agenzia per la protezione ambientale. Cinque sono cittadini tedeschi, un altro è in carcere negli Usa, un altro sarà giudicato a fine mese. Il colosso tedesco ha ammesso di aver progettato i motori Vw, Audi e Porsche per aggirare i controlli anti-inquinamento nei test standard, per poi tornare alle normali emissioni su strada. Una truffa proseguita per anni prima di essere smascherata dalla West Virginia University.

L’ingegnere italiano era  capo del reparto termodinamica del dipartimento per lo sviluppo del diesel dell’Audi dal 2006 al 2015. Adesso dovrà rispondere alle accuse di cospirazione, frode e di aver violato le norme ambientali negli States. Pamio sarà difeso dall’avvocato Terry Brennan, che non ha voluto commentare la vicenda. Nella nota dell procura si legge che avrebbe “indotto i suoi dipendenti a progettare e implementare funzioni di software volte a ingannare i test statunitensi sulle emissioni”.

Giovanni Pamio avrebbe ignorato avvisi risalenti ad almeno sette anni prima, in cui alcuni ingegneri avvertivano che i sistemi di controllo delle emissioni usati su motori diesel violavano la normativa ambientale americana. In una mail aziendale, che risale al 2013, un top manager chiedeva di valutare un confronto con le autorità americane sul sistema di condizionamento dei test, ma l’ingegnere avrebbe risposto che la rivelazione del software truccato sarebbe stato «troppo rischioso» per Audi. Ma tutti i nodi vengono a galla.