Danilo Petrucci: “Io erede di Capirossi”

Danilo Petrucci (Getty Images)

Danilo Petrucci in poche gare è diventato una delle stelle più splendenti di questa MotoGP. Il pilota della Pramac, infatti, sta dimostrando di meritarsi la fiducia accordatagli da Ducati ad inizio stagione (Danilo a differenza degli altri piloti clienti guida una GP 17 come Dovizioso e Lorenzo). Il talento c’è e si fa sentire, il driver italiano ha già raccolto 2 podi in questa stagione e nella classifica generale ha addirittura sopravanzato Jorge Lorenzo.

Come riportato da “La Repubblica”, Danilo Petrucci ha raccontato così il primo approccio alle moto: “Per iscrivermi diedi il nome di mio padre, ma in fondo fu una mezza bugia: si chiama Danilo come me (per la precisione io sono: Danilo Carlo). Barai sulla data di nascita, come fanno tutti. Alla vecchia ZR1000 mettemmo delle gomme usurate che Doohan aveva gettato via”.

Petrucci :”Stoner andava pazzo per le penne al salmone di papà”

Il pilota della Pramac racconta di quella sua prima moto: “Che emozione. Però mio padre l’aveva un po’ troppo modificata, per risparmiare: i dischi flottavano, in fondo al rettilineo dovevi frenare almeno due volte prima di riuscire a rallentare. Ecco come ho imparato a “staccare” in ritardo”.

Il papà di Danilo Petrucci è stata una figura importante nella sua carriera e lui ne parla così: “Stoner lo chiamava “Salmon Pasta”, perché in Ktm preparava anche da mangiare per i piloti: Casey era un ragazzino magro, pazzo per le sue penne al salmone. Ma io sono cresciuto nel mito di Capirossi: in camera avevo mille poster e una tuta originale di Loris. Al mio esordio in MotoGP, Capirex ha smesso: come un passaggio di testimone. In fondo mi sento l’erede di quel modo di correre tignoso, che se non ci riesci col gas ci riesci a morsi”.

Per ‘Petrux’, però non è mai stata facile: “Essere alto e pesare 10-15 chili più degli altri è uno svantaggio, ma c’è anche qualche lato positivo: in certe condizioni riesci ad avere più trazione. Sotto la pioggia vado forte, è vero. Però devo stare lo stesso attento a non ingrassare, non so neppure quando ho mangiato l’ultima pizza: ricordo solo che ho dovuto lasciare tutto il bordo, una tristezza. Mi sono appena arrivati i risultati dell’esame del Dna: faccio fatica ad assimilare il lattosio, di conseguenza accumulo troppo acido lattico. Se mi alleno, mi gonfio troppo di muscoli. È complicato”.

L’italiano naturalmente parla anche della lotta con Rossi di domenica: “Ci sarà un’altra occasione. Magari qui, in Germania. Rossi è un amico, il solo, insieme a Dovizioso, che mi ha sempre dato dei consigli utili: anche se credo che quei due la smetteranno, di essere così generosi con me. Quest’anno ho la stessa moto di Dovizioso e Lorenzo, anche se all’inizio della stagione il mio compito era soprattutto quello di provare materiale nuovo, e mi è costato parecchio. Ora abbiamo un bell’equilibrio: prima ogni GP era come una finale di Champions, troppa tensione. Ho imparato a essere sereno sempre, a prescindere dai risultati. Funziona”.

Danilo Petrucci poi ha concluso ancora una volta parlando del padre: “Sono un po’ di anni che non frequenta i circuiti, da quando ho cominciato a fare sul serio: preferisce starne fuori, dice che le fidanzate e i padri sono la rovina dei piloti. Ma anche in passato non mi ha mai forzato: sono io, che anche in culla giocavo con i modellini delle moto. Lui e mamma si sono sacrificati tanto per me e mio fratello Francesco vendevano tutto, non compravano mai nulla. Ma sempre col sorriso. E la fierezza della nostra gente, l’Umbria ferita dal terremoto però dignitosa, caparbia. Perché non ci sottovalutate: noi alla fine ce la facciamo. Sempre”.

Antonio Russo