MotoGP, Daniele Romagnoli: “Ducati studia una nuova carena”

Danilo Petrucci e Daniele Romagnoli (photo Pramac)

Ritiro in Qatar, 7° in Argentina, 8° in Texas, 7° a Jerez. La stagione di Danilo Petrucci con la Ducati GP17 è iniziata con sufficienza, ma le aspettative erano forse maggiori per il team Pramac. L’addio alle winglets ha condizionato non poco lo sviluppo delle moto satelliti. Daniele Romagnoli, capo tecnico di Petrux, fa il punto della situazione in un’intervista a Crash.net

Passato dalla Yamaha alla Ducati nella stagione 2010, al fianco di Cal Crutchlow, poi di Danilo Petrucci. Romagnoli vanta anni di esperienza nella MotoGP, forse come pochi altri tecnici. Ha subito instaurato un feeling ottimale con il pilota umbro e da quest’anno insieme lavorano su una Desmosedici GP17, quasi identica a quella di Dovizioso e Lorenzo. “Onestamente, siamo sotto le nostre aspettative. Non pensavamo che avremmo tanto sofferto, soprattutto in Qatar e Austin. Abbiamo migliorato la moto rispetto allo scorso anno… Ma i nostri concorrenti ha fatto un passo più grande di noi”.

Motore ed elettronica sono migliorati rispetto alla scorsa stagione. Il grosso problema resta l’anteriore, l’entrata di curva, come lamentato dai piloti ufficiali. In Ducati tutti necessitano di maggior velocità in curva e poco potrebbe significare il terzo posto di Jorge Lorenzo a Jerez. Basti considerare che le Yamaha hanno avuto un week-end strano e complesso. “Questa moto ha bisogno di essere guidata in modo diverso rispetto agli altri produttori… “Senza le alette abbiamo perso tanto nella capacità di svolta della moto”.

Ducati-Yamaha destini diversi

Gigi Dall’Igna e i tecnici di Borgo Panigale lavorano costantemente sull’aerodinamica. Tutte le soluzioni trovate finora non hanno portato i vantaggi sperati, l’anteriore soffre in termini di aderenza e accelerazione in curva. “Ci aspettavamo di costruire una nuova carena, dare un po’ di carico aerodinamico – ha aggiunto Daniele Romagnoli -. Quello che abbiamo fatto finora non è ancora abbastanza buono. Stiamo lavorando su questo. Stiamo pensando per il prossimo futuro di introdurre una nuova carena, ma non è ancora il momento”.

Come avvenuto per Jorge Lorenzo, anche il capo tecnico di Danilo Petrucci è passato anni fa dalla Yamaha alla Ducati. “Le differenze sono molte. Prima di tutto la mentalità delle persone in fabbrica”. La filosofia giapponese porta a lavorare con maggior semplicità. ” Le moto sono semplici ed è molto facile fare la manutenzione. Non c’è niente di complicato… Ma d’altra parte, i giapponesi sono lenti a portare evoluzioni. Per esempio, su questo punto, la Ducati è forse troppo veloce. A parte questo, la cosa più diversa è che, storicamente, la Yamaha è buona come telaio, maneggevolezza, velocità in curva. La Ducati – ha concluso Daniele Romagnoli – è migliore per la velocità e la potenza del motore”.