Jacques Villeneuve: “Gilles? Era solo mio papà”

Jacques Villeneuve (©Getty Images)

A trent’anni dalla morte del grande Gilles Villeneuve, il figlio Jacques, per la verità mai troppo amante dell’amarcord, ha voluto dedicargli un pensiero. Un ricordo reso pubblico di quel padre che gli ha regalato un cognome pesante grazie ad una guida coraggiosa, a tratti scapestrata, o addirittura al limite, ma che se ne è andato via troppo presto e per di più all’improvviso, a Zolder, in quel tragico 8 maggio 1982 rimasto nel cuore e nella mente di tutti i tifosi Ferrari.

“Alla notizia della sua morte ho pianto ininterrottamente per due settimane, poi mi sono ripromesso: adesso basta lacrime, sono l’uomo di famiglia. Avevo una mamma e una sorellina e così sono andato avanti”. Le parole del canadese a Il Giorno. Quindi sull’approdo in F1 nel 1996 e le difficoltà legate ad un’eredità importate ha proseguito: “Non era bello sentirsi dire che ero lì, con la Williams, per realizzare quanto sfuggito a mio padre. Cioè diventare campione del mondo. Per reazione, scappavo. Nel 1997, invece, sono riuscito a battere Schumacher e a vincere il titolo. Michael aveva un po’ preso il posto di mio padre nel cuore dei ferraristi. È stato un momento struggente. Da quel momento le cose sono cambiate. La gente piano piano ha accettato l’idea che non ero solo il rampollo di una dinastia”.

E sull’entusiasmo che ancora suscita il nome Gilles il 46enne ha provato ad analizzare: “Al volante sapeva trasmettere tutto se stesso, la passione, la voglia, il non abbattersi mai. La gente che lo ha visto correre è rimasta colpita dal suo modo di essere ed è per questo che continua ad amarlo. E poi era un pilota del Cavallino, una scuderia che amava e per la quale ha dato tutto. I fan queste cose non le dimenticano”. Infine per chiudere riportando il mito sulla terra Jacques Villeneuve ha sottolineato: “Per tanti è una leggenda. Un eroe. Per me solo mio padre. Uno che quando una volta feci tardi a scuola venne a prendermi e si arrabbiò con gli insegnanti perché dovevamo andare a una gara”.

Chiara Rainis