Contatto Zarco-Rossi: l’attacco di Guido Meda ai critici

Guido Meda e Valentino Rossi (Getty Images)
Guido Meda e Valentino Rossi (©Getty Images)

Valentino Rossi da tantissimi anni è uno dei piloti simbolo della MotoGP. Oltre ad essere un nove volte campione del mondo, è pure un personaggio mediatico importante. Ha milioni di tifosi, ma anche diversi detrattori.

E domenica in occasione nella gara di Austin molti tifosi anti-Rossi hanno chiesto una penalità più pesante per il Dottore dopo l’episodio avvenuto con Johann Zarco. Il francese ha tentato il sorpasso con una manovra aggressiva e il pilota Yamaha ha tagliato una chicane. Il centauro di Tavullia è stato penalizzato con 3 decimi da scontare a fine corsa. Ma c’era chi voleva una sanzione più pesante.

Guido Meda, noto giornalista e voce del Motomondiale, tramite il proprio profilo Facebook ha affrontato il tema. Queste le sue parole: “Ma veramente alcuni di voi volevano per Rossi un penalizzazione più severa? E per cosa?! Allora, l’entrata dura l’ha fatta Zarco, Valentino è stato spinto fuori, ha raddrizzato, tagliato la curva ed è rientrato in effetti troppo avanti. Ma lì in moto non c’è mica il tempo di fare i conti. Confrontando i tempi sul giro hanno valutato che si sia avvantaggiato di tre decimi e di tre decimi lo hanno penalizzato. Non doveva restituire la posizione a nessuno perchè non aveva preso la posizione di nessuno. Altre ipotesi e altre soluzioni non ce ne sono. Se poi oltre ai tre decimi di penalitá volevate che gli togliessero tre denti, tre dita, tre ciocche di capelli il problema è piuttosto vostro direi. Anzi, molto. C’est la vie”.

A volte si viene accusati di essere troppo pro-Rossi e Meda è tra coloro che ricevono questo tipo di accuse. Però il suo ragionamento in questo caso non fa una grinza. Ok l’antipatia nei confronti di Valentino, però bisogna essere seri e razionali nell’analizzare quanto successo. Sicuramente se a fare la manovra del Dottore fosse stato un pilota tifato dai detrattori, non ci sarebbe stata la richiesta di una punizione più severa.

Matteo Bellan (segui @TeoBellan su Twitter)