Superbollo fallito, i ricchi scappano all’estero

(©Getty Images)

L’idea è in auge da un po’, l’abolizione del superbollo, infatti, sembrerebbe portare giovamento a tutti. Tale tassa erroneamente viene interpretata come una tassa per ricchi, ma non è così. Il superbollo, infatti, viene imposto su vetture che superano i 185 kW, ma non sempre tale potenza è sinonimo di ricchezza, anzi ci sono casi in cui il discorso viene completamente capovolto. Secondo la legge vi sono da pagare 20 euro ogni kW oltre la soglia di 185.

Il superbollo è stato introdotto dal Governo Monti, l’idea era quella di portare nelle casse dello stato 168 milioni di euro all’anno. Morale della favola, dal 2011 al 2014 il numero delle vetture circolanti sul nostro territorio con più di 185 kW di potenza è calato da 217mila a 183mila. I famosi 168 milioni preventivati dallo stato sono diventati 60 e il tasso di esportazione di tali auto è cresciuto in maniera significativa subito dopo l’approvazione della legge, che si può tranquillamente affermare sia stata un fallimento.

Il superbollo spinge i ricchi all’estero

In altre parole il famoso superbollo ha portato ad una contrazione del mercato per le auto over 185 kW, naturalmente questo ha causato anche altri problemi. Un’auto più potente consuma più benzina, fa lavorare le officine specializzate e consuma anche di più gli pneumatici. Insomma il superbollo se da un lato ha dato più soldi alle casse statali, dall’altro ha portato a perdite che hanno superato gli introiti pervenuti.

Tutti i marchi più prestigiosi hanno lamentato in questi anni un vero e proprio crollo delle vendite sul territorio italiano delle proprie vetture. Insomma questa sorta di “punizione” per ricchi non ha fatto altro che creare una emorragia di fuoriserie vendute all’estero e non più qui nel nostro paese e un diffuso malcontento tra quelle persone che ricche di certo non sono ma hanno una vecchia vettura, magari comprata di seconda mano, che però supera la famigerata soglia dei 185 kW.

Antonio Russo