F1 verso il ritorno delle sospensioni attive

Ross Brawn (©Getty Images)

I sorpassi sono il sale della F1 ma come noto negli ultimi anni sono un po’ mancati. Per questo, con l’intento di accrescere l’azione in pista e l’attenzione del pubblico sugli spalti e davanti alla tv, FIA e scuderie avevano deciso per il 2017 un cambio regolamentare. Una modifica che tuttavia sembra non aver funzionato come sperato, dato che le attuali monoposto, dotate di maggiore carico aerodinamico, hanno ulteriormente diminuito le chance di manovra. Il motivo? I flussi d’aria che a partire dalla fascia dei 2″ di distanza dall’auto davanti “disturbano” alterando l’aderenza e impedendo l’avvicinamento.

Sicuramente una grave problematica per la massima serie, che nel 2018 potrebbe reintrodurre le famose sospensioni attive degli anni ’80-’90. Sempre più genuine dell’attuale DRS. Il bottone magico che consente di aprire l’ala mobile e di “mangiarsi” l’avversario.

“L’obiettivo che ci siamo posti è l’aumento dei sorpassi”. Ha confermato ad Auto Motor und Sport il responsabile sportivo della Liberty Media Ross Brawn. “Devono tornare ad essere fattibili pur rimanendo complicati da effettuare. In pratica chi guarda un duello dovrà avere l’impressione che ogni qualvolta si presenti l’occasione per un attacco, questo possa andare a buon fine. Sul lungo termine dovremo assicurarci che le ali anteriori e posteriori non creino più turbolenze e l’auto non ne subisca l’influenza. Diversamente se si vuole agire subito bisognerà trovare altre idee. Il difetto delle macchine di F1 di oggi è che quando ci si trova in scia si perde equilibrio. E forse una sospensione attiva potrebbe risolvere questo fastidio”.

Di parere quasi opposto si è invece dimostrato il direttore tecnico Force India Andrew Green. “Basterebbe dare la possibilità al pilota d’intervenire dall’abitacolo sull’incidenza, lo stabilizzatore e l’altezza dal suolo”. La sua tesi. “In modo da rendere le sospensioni anteriori morbide e quelle posteriori dure. Sarebbe una soluzione più alla portata di tutti e non favorirebbe i big capaci di portare avanti lo sviluppo”.

Chiara Rainis