Ferrari, Sergio Marchionne: “Raikkonen sembrava avesse altro da fare”

Kimi Raikkonen (©Getty Images)

C’è moderata soddisfazione alla fine del Gran Premio di Cina in casa Ferrari. Non è arrivata la seconda vittoria in due gare, ma la Rossa continua a mettere ansia alla Mercedes. A dimostrazione di ciò ci sono gli ultimi giri di Hamilton passati in contatto costante con i box chiedendo come mai Vettel fosse così vicino. A fine weekend il Cavallino Rampante può vantare un 5° e un 2° posto, più una manciata di manovre spettacolari fatte in gara da Sebastian Vettel.

Il bicchiere questa volta è mezzo pieno, perché se ti gira tutto storto e dopo che forse ha indovinato la strategia della domenica il vantaggio della safety car diventa uno svantaggio perché non puoi passare dal rettilineo allora va bene anche un secondo posto arrivato così, in rimonta, con il coltello tra i denti. La Ferrari c’è e fa maledettamente paura alla Mercedes. A rimarcare tutto questo ci ha pensato ancora una volta lui, Sebastian Vettel, che quando scende dalla monoposto sorride come non mai in questi ultimi 2 anni.

Raikkonen continua a non convincere

Il tedesco ha il sorriso sornione di chi è a conoscenza di avere l’auto per vincere su ogni pista, in ogni condizione. Come riportato da “Marca.com”, per lui arrivano subito le parole al miele del presidente Sergio Marchionne: “Stiamo combattendo con la Mercedes. Senza quella safety car sarebbe stata tutta un’altra storia. La scelta di cambiare le gomme di Vettel era quella giusta. Credo che abbiamo fatto una buona gara. Siamo ad un punto dalla Mercedes nel costruttore e abbiamo Sebastian a pari punti con Hamilton”.

A Marchionne però a quanto pare non è piaciuto per niente l’atteggiamento di Raikkonen che ha litigato con il box Ferrari per tutto il Gran Premio: “Ho parlato con Arrivabene, probabilmente è il momento di sedersi con lui e parlare con chiarezza. Oggi Raikkonen sembrava avesse altro da fare. Vettel era molto più aggressivo. Noi non abbiamo dato alcun ordine di scuderia, non sarebbe stato giusto”.

Antonio Russo