MotoGP, Loris Capirossi: “In Ducati trattato come spazzatura”

Loris Capirossi
Loris Capirossi (©Getty Images)

Loris Capirossi da qualche anno si occupa della sicurezza dei piloti, ma fino al 2011 era in pista a dare gas. Ha vinto tre titoli mondiali, due in 125 e uno in 250, non riuscendo ad andare oltre il 3° posto finale tra 500 e MotoGP. Nella classe regina non è riuscito a conquistare il Mondiale. Qualche rimpianto ce lo avrà, però la sua è stata sicuramente una buonissima carriera.

In totale l’ex rider bolognese ha disputato 328 gran premi, vincendo 29 gare e salendo sul podio in 99 occasioni. Sono stati ben 22 gli anni di Motomondiale trascorsi in moto sui circuiti. E dopo il ritiro è diventato un personaggio chiave nel paddock, con ruoli di responsabilità. E’ un punto di riferimento per i piloti, desiderosi di correre sempre ma in condizioni di sicurezza. E uno come Capirex, che di botte se ne intende e che qualche collega l’ha visto purtroppo morire, di esperienza per capire le esigenze di tutti ne ha. E proprio in virtù della sua lunga avventura nel motociclismo era inevitabile che scrivesse una biografia.

MotoGP, Loris Capirossi si racconta

Il libro di Loris Capirossi si intitola “65, La mia vita senza paura” e lo ha firmato insieme a Simone Sarasso, autore di opere noir e storiche. Sarà presentato lunedì, quando lui compirà 44 anni. Nell’intervista concessa al quotidiano La Repubblica ha spiegato quali sono i contenuti del libro. E’ partito dalle origini raccontando il rapporto con i genitori, il fratello e gli amici. E ovviamente anche la nascita della sua passione per le moto e l’approdo nel Motomondiale.

Ricorda il suo esordio in 125, quando fu da record e vinse due titoli mondiali nel 1990 e 1991: “Sono stato il più giovane di sempre a vincere un Gp e nello stesso anno – ne avevo 17 – il titolo. Storie di meccanici e notti passate in officina”. E racconta anche un aneddoto molto interessante riguardante Valentino Rossi: “Come quel giorno che a Brno feci dormire nel mio camper un biondino: non sapeva dove andare, diceva che ero il suo idolo. Che tenerezza. Al mattino sono uscito per fare il warm up, lui ronfava. Era Valentino, un anno dopo avrebbe esordito in 125”.

La più grande delusione sul piano umano è probabilmente legata alla Ducati, quando chiuse nel 2007 arrivando anche a litigare con Livio Suppo. Capirossi ricorda così: “Mi trattarono come spazzatura, cibo scaduto. Ma presi una grande rivincita a Motegi. Il tempo ha dimostrato che Stoner era l’unico a saper guidare la 800cc”. Nessuno tranne Casey Stoner fu costantemente competitivo sulla Desmosedici. Oggi la moto è cambiata, ma sono serviti anni. Neppure Rossi ce la fece.

Loris ha detto che, tranne Fausto Gresini e Doriano Romboni, non ci sono state amicizie vere nel paddock. Tanta stima reciproca e buoni rapporti, però l’amicizia vera quando corri contro è impossibile a suo avviso. E nel 2011 è avvenuto l’ultimo suo anno di corse, un ritiro maturato dopo la caduta di Assen: “Ho capito che non me la sentivo più di rischiare”. Chiuse con Ducati, sulla moto del team clienti Pramac.

E proprio in quel maledetto 2011, a Sepang, ci lasciò Marco Simoncelli: “Se ne è andato, come sarebbe successo a Romboni. Ho chiesto di poter correre col suo numero – il 58 – l’ultima gara a Valencia. Ho scoperto una parte di me che non conoscevo: ho avuto paura di correre, di morire. La gara più difficile della mia vita”. Come dicevamo prima, oggi Capirossi si occupa di sicurezza e cerca di dare il meglio per evitare che ricapitino tragedie. Purtroppo l’anno scorso a Barcellona se ne andò Luis Salom e l’impegno deve essere costante nell’eliminare ogni rischio di vita. Ma in uno sport in cui si va a oltre 300 km/h i rischi sono ovviamente dietro l’angolo e non sempre prevedibili.

 

Matteo Bellan (segui @TeoBellan su Twitter)