Fausto Gresini: “A Rossi non manca niente, per il titolo punto su Vinales”

Fausto Gresini (©Getty Images)

Fausto Gresini è un’autentica icona del Motomondiale. Da pilota si è laureato per ben due volte campione del mondo con la Garelli, in 125 nel 1985 e nel 1987. Subito dopo il ritiro ha fondato la Gresini Racing, che ha fatto il suo esordio in classe 500 nel 1997 con Alex Barros. L’ex pilota imolese ha costruito pezzo su pezzo un team di alto livello capace di togliersi diverse soddisfazioni. In particolare Gresini ha raccolto un titolo iridato con Daijiro Kato in 250 nel 2001 e uno in Moto2 nel 2010 con Toni Elias. Dopo anni di partnership con Honda dal 2015 la Gresini Racing ha trovato un accordo con Aprilia in MotoGP tanto da modificare la propria denominazione in Aprilia Racing Team Gresini.

Fausto Gresini è anche famoso come grande scopritore di talenti. Tanti i piloti usciti fuori dalla sua scuola, uno su tutti, Marco Simoncelli, che ha mosso i suoi primi passi nella classe regina del Motomondiale proprio sulle moto dell’imolese. Noi di Tuttomotoriweb.com abbiamo intervistato per voi proprio il fondatore del team Gresini Racing in un viaggio tra passato e futuro, strizzando sempre un occhio al presente.

Tanti anni a lavorare con Honda, alcuni anche con risultati notevoli. Dove nasce la decisione di sposare il progetto Aprilia?

Con Honda ho fatto un bel percorso, poi sono arrivato ad un punto della mia carriera che, ovviamente, stavo cercando qualcosa anche di diverso. C’era questa grande opportunità con l’Aprilia, una casa italiana, quindi lo stimolo di lavorare con una realtà italiana e di collaborare direttamente con una fabbrica, una factory, naturalmente tutto questo mi entusiasmava molto.

Sapevo che all’inizio sarebbe stata dura, perché il progetto non era vincente, era un percorso nato e siglato per quattro anni e quindi ovviamente con le sue problematiche, però l’entusiasmo di lavorare con una casa italiana era molto importante. Questo è sicuramente uno dei motivi che mi ha spinto ad accettare questa nuova sfida. A me piacciono le sfide e questa è sicuramente una bella sfida.

Che differenza c’è, se c’è, tra questo Motomondiale e quello vissuto da Fausto Gresini come pilota? Meglio prima o adesso?

Non c’entra niente, è come vivere un altro film, ovviamente è tutta un’altra cosa. Il mondo cambia molto rapidamente e nelle competizioni ancora di più. Ovviamente è tutto molto diverso in termini di comunicazione, visibilità, preparazione e investimenti, è cambiato tutto, direi che è difficile fare un paragone. All’epoca era un po’ il motociclismo acqua e sapone, un po’ spartano. Oggi, invece, è un motociclismo fatto di business, decisamente diverso.

Io guardo sempre avanti e credo che il motociclismo è un po’ come l’uomo che è in continua evoluzione, credo che anche in questo senso siamo in continua evoluzione. Io non rinnego quello che ho fatto e mi piace ciò che faccio oggi quindi mi va bene l’uno e l’altro, con le sue differenze, perché è bello così è giusto così.

Nel tuo team hai avuto tanti piloti, quale è stato quello che ti ha impressionato di più?

Sicuramente Marco Simoncelli e Kato, erano davvero due piloti fantastici. Sicuramente anche Gibernau, che per noi ha rappresentato tantissimo, come anche Marco Melandri, che in quegli anni con noi ha fatto grandissime cose. Sicuramente ho avuto l’onore e la soddisfazione di lavorare con tanti grandi campioni, Loris Capirossi, Alex Barros, Edwards, insomma credo che abbiamo fatto la storia di questi ultimi 20 anni del motociclismo. In parte siamo orgogliosi di avere partecipato a questa crescita del Motomondiale.

Ci lasci un tuo personale ricordo di Marco Simoncelli?

Quando fu minacciato di morte dopo la Francia a lui sembrava impossibile una cosa del genere, ci scherzava sopra. Noi eravamo tutti preoccupati e mi ricordo che poi fece la sua prima pole proprio a Barcellona e lui scherzando disse: “Chissà cosa pensano ora quelli che mi vogliono ammazzare”. Fece quella battuta lì un po’ ridendo, perché lui era così un tipo un po’ scanzonato, uno che non pensava di meritare cattiverie gratuite come le minacce che ricevette in quel periodo insomma.

Nella prima gara abbiamo visto un’enorme differenza di prestazioni tra Lowes ed Espargaro, secondo te a cosa è dovuto?

Espargaro ha fatto una grandissima gara, l’ha guidata benissimo, al top e lo ha dimostrato con il risultato che ha fatto domenica. Sam, invece, non è ancora pronto, non ha ancora preso confidenza con la MotoGP e quindi gli serve tempo per imparare, per capire, insomma bisogna dargli un po’ di tempo, nella speranza che in questo tempo riesca a fare quella differenza che gli servirà.

L’Aprilia sembra in netta crescita, fra quanto tempo potremo vedervi lottare per il titolo?

Faccio fatica a risponderti. In questa prima gara siamo rimasti sorpresi anche noi positivamente. Sapevamo di aver fatto dei passi avanti. Diciamo pure che di bello c’è che da oggi saremo rispettati molto di più da tutti. Sai all’inizio eravamo considerati un po’ la moto che deve crescere, che non è ancora pronta, oggi, invece, dopo questo risultato dovranno sicuramente ricredersi in tanti perché abbiamo dimostrato qualcosa di importante.

Non so dirti quando saremo pronti per un campionato del mondo, certamente da parte di Aprilia, di tutto il gruppo e anche di Gresini Racing c’è la voglia e l’entusiasmo di migliorarsi ancora e migliorare quelli che sono i risultati. Ovviamente non ci poniamo limiti, ovviamente siamo ambiziosi, quindi credo che questo sia sufficiente per dire che guardiamo con fiducia al futuro.

Nel prossimo weekend di gara che obiettivi avete? Invece per la stagione in quale caso vi riterrete soddisfatti?

Il primo obiettivo, il primo sogno è quello di fare un podio è l’obiettivo di questa stagione, poi speriamo che Espargaro ci sorprenda ancora di più. Questo è quello che ci auguriamo, lavoriamo con questi obiettivi, migliorandoci senza porci limiti. Dal mio punto di vista salire sul podio sarebbe un grande risultato. Dire che vinciamo ovviamente sarebbe bello, ma bisogna stare con i piedi per terra, sappiamo dove siamo.

Una volta che si riesce a stare con i primi e a lottare con i primi come abbiamo fatto domenica è chiaro che in quel caso poi hai anche chance di giocarti la vittoria. Una volta che lotti con i migliori della classe hai anche quell’opportunità lì, perché oggi è difficile stare lassù, ma una volta che ci sei vuol dire che sei competitivo, vuol dire che hai le carte in regola anche per vincere un Gran Premio, quindi nulla è impossibile.

Sei un grande scopritore di talenti, ci faresti un paio di nomi di quelli che secondo te saranno i futuri top driver in MotoGP?

Sicuramente ci sono dei piloti molti interessanti per il futuro, piloti che sono forti e hanno delle capacità sia in Moto2 che in Moto3. Diciamo che oggi c’è stato un cambio con piloti che hanno raggiunto la maturità, come Zarco che è arrivato in MotoGP pronto e ha dimostrato sin da subito un grandissimo potenziale. Credo che ad oggi di piloti già pronti per la MotoGP non ce ne siano, ma in un paio di anni ne avremo altri. Credo che fra questi ci possa essere anche qualche italiano.

Secondo te è il crepuscolo per Valentino Rossi o ha ancora qualcosa da dare alla MotoGP?

Valentino non ha mai smesso di sorprendere tutti e quindi quando meno te lo aspetti o quando pensi che sia finito è sempre capace di un guizzo. Naturalmente è chiaro che a 38 anni chapeau per tutto quello che fa, che ha fatto, che rappresenta e per quello che sta facendo ancora oggi. Anche domenica ha dimostrato di essere competitivo, ha dimostrato di avere ancora voglia e talento, che non gli manca niente. Diciamo che finché va così non bisogna guardare alla sua carta d’identità.

Ci fai un pronostico, secondo te chi vince il titolo nelle 3 categorie del Motomondiale?

In MotoGP, per me vince Vinales, non perché ha vinto domenica, ma perché credo che lui oggi sia sulla moto migliore. Diciamo come pacchetto, se non commette stupidaggini è sicuramente un pretendente, poi la lotta lì è molto serrata. Sicuramente però se dovessi puntare su uno oggi punterei su di lui. Per quanto riguarda la Moto2, c’è una rosa di piloti molto ampia. Morbidelli, Lüthi, diciamo che è difficile dirlo, c’è anche Nakagami, diciamo che sono tutti pronti per vincere. Credo che quelli più formati sono sicuramente Lüthi e Nakagami, c’è anche Marquez, il fratello di Marc, che è forte, ma non mi sembra sufficientemente forte. Direi che la lotta è ristretta tra Morbidelli, Lüthi e Nakagami.

In Moto3, invece, abbiamo 7-8 piloti in grado di poter lottare per il titolo. Anche noi siamo tra i favoriti ovviamente, perché abbiamo due piloti forti, capaci di vincere, lì la guerra è molto più serrata. Diciamo che c’è una rosa di 7-8 piloti che potenzialmente potrebbero laurearsi campione del mondo a fine anno. Non voglio fare un nome, anche perché siamo direttamente interessati. Anche in Moto2 siamo interessati, ma in quella categoria abbiamo un pilota, che in questo momento non è ancora pronto per vincere quindi mi posso anche un po’ sbilanciare, mentre in Moto3, credo che siamo anche noi pronti per vincere, quindi preferirei che vincesse uno dei miei ovviamente.

Antonio Russo