DMSB, lo scandalo licenze si abbatte sul Motomondiale

MotoGP (©Getty Images)

In Germania impazza lo scandalo legato alla DMSB (Deutscher Motor Sport Bund), in pratica la Federazione Motorsport tedesca. Affiliata alla FIA e alla FIM, ha autorità nazionale ed ha la possibilità di rilasciare per conto di questi organi internazionali le famose licenze per i piloti. Come riportato da “Speedweek.com” però ci sarebbero alcune cose poco chiare che negli ultimi giorni starebbero minando la credibilità di questo organo.

Per prima cosa, così come accaduto a piloti come Cortese e Bradl, la DMSB ha chiesto dei soldi per il rilascio della licenza. Purtroppo però tale comportamento non combacia assolutamente con il regolamento della FIM, che prevede 0 costi aggiuntivi per i piloti nel momento in cui richiedono la licenza.

DMSB, il costo mette in difficoltà tanti piloti

Le license GP tra assicurazioni e voci varie arrivano a costare 1700 euro. Naturalmente tale problema non attanaglia piloti come Bradl e Cortese che guadagnano cifre abnormi. Altri, invece, come Marcel Schrötter che ha dovuto vendere la propria auto o ancora gente come Folger, che è alla sua prima esperienza in MotoGP non hanno redditi pazzeschi e quindi queste license incidono fin troppo su di loro.

I costi illegali di DMSB stanno portando parecchi piloti a dover lasciare lo sport che amano perché non riescono a sostenerne le spese. Tantissime davvero le testimonianze di corridori in difficoltà che hanno tutti richiesto che ci sia maggiore chiarezza sotto questo punto di vista. Addirittura Bert Poensgen, uno dei personaggi motoristici più pittoreschi dell’intera Germania ha definito la DMSB una struttura mafiosa.

Insomma parole davvero pesanti all’alba di uno scandalo che potrebbe inghiottire tanti personaggi di alto livello della DMSB e di altri organi correlati. Tanti piloti hanno descritto una situazione davvero particolare, con ritardi sui termini di consegna e veri  e propri ricatti economici, una situazione che si sta facendo sempre più insostenibile.

Antonio Russo