Venerdì 17, perché porta male viaggiare in questo giorno?

Traffico (©Getty Images)

Oggi è un giorno davvero particolare per chi si trova al volante. Oggi, infatti, è venerdì 17, un giorno che per tante persone è sinonimo di sfortuna. Ma tutto ha un’origine e scavando nella storia dell’uomo ci accorgiamo che anche questa bizzarra leggenda ha un suo fondamento ben radicato che parte da lontano. Per prima cosa bisogna fare un distinguo ben preciso tra i paesi di origine greco-latina e quelli anglofoni.

In quelli anglofoni, infatti, le credenze superstiziose sono maggiormente legate al numero 13, mentre in quelli di estrazione greco-latina (tra cui spicca l’Italia) le paure ricadono sul 17. Per prima cosa venerdì è il giorno in cui secondo la religione cattolica è morto Gesù, inoltre sempre volendoci appellare alla religione, secondo l’Antico Testamento il 17 sia anche il giorno d’inizio del diluvio universale.

Anche gli amanti della matematica non sono da meno. Nell’Antica Grecia, infatti, i seguaci di Pitagora disprezzavano il numero 17 poiché questi si trovava giusto al centro tra il 16 e il 18, numeri che rispecchiavano la rappresentazione di quadrilateri (4×4 e 3×6). Non è tutto, infatti, qualche anno dopo nell’Antica Roma cominciò a penetrare l’usanza di incidere sulle lapidi la scritta “VIXI”, che in latino vuol dire vissi. Purtroppo, visto l’analfabetismo che prosperava durante il Medioevo, spesso tale incisione veniva confusa e quindi anagrammata in “XVII”, che per l’appunto vuol dire 17.

Avvicinandoci a tempi più recenti, il 17 agosto 1896, la 45enne Bridget Driscoll venne investita da un’auto che viaggiava a 13 km/h a Londra.  La vettura era una Roger-Benz appartenente alla ditta Anglo-French Motor Carriage Company, che stava eseguendo dimostrazioni di guida. Il guidatore, tale Arthur James Edsall ha sempre sostenuto di aver investito la donna all’andatura di circa 6,4 km/h. Sul fatto si discusse molto tra chi asseriva che Edsall aveva modificato la vettura per portarla a più alte velocità e chi, invece, sosteneva che quella macchina non sarebbe potuta andare a più di 7,2 km/h.

Venerdì 17, una sfortuna che si rincorre

La donna morì sul colpo in seguito ad una frattura del cranio. Il medico legale Percy Morrison, che esaminò la vittima dichiarò che sperava che una simile fatalità non si fosse verificate mai più. Purtroppo noi sappiamo che nei decenni è andata poi diversamente. Il caso è passato alla storia come il primo sinistro automobilistico riguardante un pedone. Era lunedì, ma era ancora una volta il 17.

In Italia inoltre il numero 17 è stato in pratica ritirato da tutte le vetture dopo le morti dei piloti Ugo Sivocci e Biaggio Nazzaro, deceduti a distanza di un anno, entrambi recavano sulla propria vettura il numero 17. In particolare a Sivocci si deve l’utilizzo del famoso “quadrifoglio verde” sulle vetture sportive Alfa Romeo. Il pilota, infatti, ritenuto da sempre l’eterno secondo per sfortune varie, durante la Targa Florio del ’23 gareggiò con un’Alfa che recava sul davanti un quadrato bianco con all’interno un quadrifoglio verde di buon augurio.

Infine, lo sfortunato pilota di Formula 1, Jules Bianchi, aveva come numero di vettura proprio il 17 ed è venuto a mancare manco a dirlo venerdì 17 luglio 2015. In seguito al decesso del pilota francese, la FIA ha deciso di ritirare il numero 17, naturalmente per commemorare il povero Bianchi.

Antonio Russo