Marco Simoncelli oggi avrebbe compiuto 30 anni



Oggi Marco Simoncelli avrebbe compiuto 30 anni, l’uso forzato di quel condizionale si insinua sotto la pelle e riapre quella ferita ricucita alla bene e meglio in questi 6 anni. Sepang 2011 appare lontana, eppure quelle immagini terribili, nascoste nella mente continuano a rimbalzare nell’anima per riproporsi negli occhi di chi in quel momento c’era.

Il 58 era amato nel paddock e fuori e il suo grande amico Valentino Rossi, che ieri insieme al team ha presentato le nuove Yamaha, non può non ricordarlo così: “Che strano, io riesco solo a ricordarmelo da ragazzino. Le tante corse insieme, e poi quando si metteva al volante di una macchina e faceva dei traversi così pazzi che io non volevo mica, e gli dicevo: ‘Fammi scendere subito!’. Mi manca tanto”.

Dall’8 settembre 2016 il suo 58 è stato ufficialmente ritirato, nessuno potrà mai più attaccarlo sulla livrea della propria moto. Il 30 maggio 2014, invece, è stato inserito nella Hall of Fame del motociclismo, con il riconoscimento postumo di MotoGP Legend. Il papà Paolo e la mamma Rossella continuano a portare il dolore in silenzio, con discrezione e con la Fondazione Marco Simoncelli provano a fare del bene in nome del figlio.

Tante le iniziative susseguenti la sua morte. Dal 9 giugno 2012 ad esempio, il circuito di Misano Adriatico è stato intitolato a Simoncelli, grazie anche alla pressione di tanti fan che ne avevano fatto richiesta.

Guido Meda: “Sarebbe diventato l’erede di Rossi”

A parlare oggi, nel giorno del suo compleanno, tanti amici e conoscenti. Guido Meda, storico commentatore della MotoGP, ai microfoni di “Sky Sport” ha dichiarato: “Di tutto quello che è accaduto a Simoncelli ci sono cose a cui non mi abituerò mai. Per me è un lutto che non è elaborato, a volte mi capita ancora che mi viene di telefonargli ad esempio. Forse, quando ti trovi in presenza di vitalità così vere non si tratta di un vero e proprio lutto, ma di una sorta di proseguimento”.

Meda poi racconta che tipo di persona era il Sic: “Lui era un ragazzo vero, simpatico, diretto, carino fisicamente, particolare, estroso e attivo. Era il prototipo dell’italiano romagnolo che funziona ovunque tu lo metta, armato di una sincerità disarmante e armato di un talento che quasi certamente lo avrebbe reso l’erede di Rossi”.

Antonio Russo