Botte e spari tra Hell’s Angels e due ragazzi: biker in fin di vita

Hells Angels
Hells Angels (©Getty Images)

A L’Aquila, frazione di Giaveno, in seguito ad una rissa tra una ventina di Hell’s Angels e tre persone, due persone sono rimaste ferite e tre sono state arrestate. L’accusa è di tentato omicidio e lesioni aggravate, uno dei due feriti è in pericolo di vita.

La violenta lite è scoppiata in un piazzale davanti ad un ristorante per futili motivi. Quattro ragazzi si stavano divertendo con le discese in bob e con qualche sgommata in macchina, quando alcuni biker dell’Hells Angels motorcycle club Torino avrebbero intimato loro di allontanarsi. La dinamica al momento è basata solo sulle dichiarazioni dei due giovani arrestati.

Dopo le prime minacce verbali due giovani cugini sarebbero tornati sul posto insieme al padre di uno di loro, armati di una Glock e una Smith&Wesson 357 regolarmente detenute. I motociclisti hanno dato il via alla rissa armati di spranghe, accanendosi contro il genitore cinquantenne e colpendolo quando già a terra. Il figlio avrebbe così sparato in aria e poi ad altezza d’uomo, colpendo un motociclista alla nuca. L’altro ragazzo si sarebbe fatto largo tra i biker con la macchina per darsi alla fuga, investendo così un altro motociclista rompendogli una gamba.

Tre arrestati e un ferito grave

Gli Hells Angels hanno subito chiamato i carabinieri e fornito il numero di targa del veicolo. I tre del posto sono ora assistiti dall’avvocato Stefano Tizzani che segue il padre e il figlio, e dal legale Bottacini che difende il cugino. Un biker 47enne di Villar Focchiardo è ricoverato al Cto di Torino ed è in pericolo di vita. “Sono stati minuti di follia, da parte dei nostri assistiti non c’era l’intenzione di fare del male a nessuno. È tutto nato da una cosa semplice: quattro ragazzi che da Giaveno salgono all’Aquila per fare le classiche sgommate sotto la neve. Il tutto si è poi trasformato in un gesto di sfida”.

“Il padre alla fine è stato fermato come se avesse compiuto dei reati, ma in realtà non c’entra nulla con questa vicenda – spiega Tizzani, come riporta Valsusaoggi.it –. Era andato all’Aquila per portare via il figlio e il cugino, ed evitargli grane con i motociclisti, non certamente per aggredirli… Pensavano di andare il mattino dopo a fare denuncia, non pensavano di aver sparato a qualcuno, era una fase concitata”. Adesso toccherà al giudice stabilire la verità tra le versioni dell’accusa e quelle della difesa.