Shuhei Nakamoto: “Marquez pilota anormale, Stoner difficile da capire”

Shuhei Nakamoto
Shuhei Nakamoto (©Getty Images)

Shuhei Nakamoto è stato un po’ lo stratega del team Honda Racing Corporation dal 2009 ad oggi. Prima di allora si è dedicato alla Formula 1, fino a quando il colosso giapponese ha deciso di abbandonare l’impresa sulle quattro ruote. Ritornato al comando della Honda moto, ha risollevato il team da un momento difficile vincendo quattro titoli in sei anni.

Nakamoto è stato uno dei migliori ingegneri della società, giunto nel 1983 come ingegnere neo laureato. Dapprima ha lavorato come rivenditore di auto, poi a Suzuka nello stabilimento automobilistico. Dopo un breve periodo di lavoro al progetto del motore si è trasferito al design del telaio, lavorando per nove anni al progetto F1. Dagli inizi del 2009 è passato nella MotoGP, dove ha trasferito il suo bagaglio culturale, soprattutto dal punto di vista aerodinamico.

Nakamoto porta Honda al top della MotoGP

Ha annullato il gap da Yamaha in poco più di una stagione, migliorando la velocità di Honda in curva. E nel 2011 arriva il titolo iridato con Casey Stoner. “Ora sono molto contento perché la nostra macchina è più veloce di Yamaha in curva. È possibile controllare i dati in tutti i circuiti – ha affermato Shuhei Nakamoto a Sportrider.com -. Soprattutto nelle curve strette. La nostra moto è sempre più veloce. I tempi sul giro sono molto simili, ma a volte Marc ha un vantaggio di pochi decimi e questo è sempre grazie all’efficacia della nostra moto”.

L’arrivo di Marc Marquez, nei test di Valencia alla fine del 2012, ha segnato una svolta quasi epocale. Il perfetto connubio moto-pilota ha regalato alla Honda tre titoli mondiale in quattro anni. “Di solito i piloti normali spendono un anno, una stagione, per imparare. A Marc è bastata metà stagione. Ma è stato anche molto fortunato – ha ammesso il vicepresidente HRC -, perché Jorge era molto forte e anche Dani era molto veloce, ma entrambi si sono infortunati”.

Adesso Nakamoto può godersi la sua ricca pensione, ma anche con il senno di poi è difficile paragonare Stoner a Marquez. “Entrambi i piloti hanno qualcosa di speciale in pista. Marc è speciale sui freni; Casey nella velocità in curva. Casey era molto bravo in accelerazione”. Ma perchè il campione australiano ha deciso di lasciare Honda per passare alla Ducati? “Casey è così difficile da capire! Ma io rispetto la sua decisione”.