F1, McLaren-Ron Dennis: l’addio può costare 186 milioni

Ron Dennis
Ron Dennis (©Getty Images)

Può costare molto caro alla McLaren l’addio di Ron Dennis. In termini economici la perdita rischia di essere enorme e dunque ci saranno opportune riflessioni da fare. Ma andiamo con ordine.

Martedì il noto imprenditore e dirigente britannico si è dimesso dalle cariche di presidente e CEO, dopo che all’interno del gruppo si è deciso di di metterlo in congedo fino al termine del suo attuale contratto, in scadenza a metà gennaio. La maggioranza della casa automobilistica di Woking è in mano alla Mumtalakat, il fondo d’investimento del Bahrain che detiene il 50% delle quote, e a Mansour Ojjeh, che detiene un altro 25%. Questi si sono allenati per ‘far fuori’ Dennis, proprietario di un altro 25% delle azioni.

McLaren, il divorzio da Ron Dennis costa

Gli azionisti di maggioranza del gruppo hanno dunque voluto dare una svolta, decidendo di cacciare colui che ha reso grande la McLaren grazie anche ai successi in F1. Ben 10 titoli piloti conquistati e 7 costruttori. Numeri molto importanti, anche se nelle ultime stagioni con il passaggio ai motori Honda il progetto non è risultato vincente. Questo scenario ha probabilmente consentito alla Mumtalakat e a Mansour Ojjeh il pretesto per allontanare un personaggio forse ritenuto scomodo e non più adatto per le cariche che ricopriva.

Ma l’aria di cambiamento voluta può costare molto cara alla McLaren. Secondo quanto rivelato dal tabloid britannico The Times, i vertici dell’azienda hanno redatto un documento interno chiamato ‘Risk Report’ in cui sono indicati tutti i rischi economici derivanti dalla cacciata di Ron Dennis. La conclusione è che c’è la possibilità di perdere accordi di sponsorizzazione per circa 186 milioni di euro.

Sarebbe catastrofico per McLaren perdere un simile quantitativo di denaro. Ma gli azionisti che detengono la maggioranza delle quote hanno intrapreso una strada che li può portare seriamente a rischiare molto. Dovranno studiare le opportune contromosse per limitare i danni.

 

Matteo Bellan (segui @TeoBellan su Twitter)