Red Bull sulle ali di Ricciardo, a Suzuka si corre per il podio

Daniel Ricciardo
Daniel Ricciardo (©Getty Images)

Daniel Ricciardo ha scosso il mondo del Circus dopo la vittoria di Sepang, la seconda in questa stagione per il team Red Bull che spodesta definitivamente la Ferrari dal ruolo di squadra anti Mercedes. Per l’australiano è la quarta vittoria in un GP di Formula 1 dopo il tris siglato nel 2014, dopo il quale sembra rimasto sin troppo dietro le quinte, quasi condannato a sopperire sotto i colpi del brillante Max Verstappen.

Non bisogna dimenticare che Ricciardo ha tagliato per primo il traguardo malesiano grazie al forfait di Lewis Hamilton, ritiratosi in seguito alla rottura “anomala” del motore Mercedes. Ma da autentico fuoriclasse non si è fatto trovare impreparato, silenzioso ma non codardo, autentico fuoriclasse quando non ha ascoltato gli ordini di scuderia che gli chiedevano di far passare il compagno di squadra. Di certo sarà una vittoria che ricorderà a lungo, soprattutto per come è maturata e in un campionato monopolizzato dalle Mercedes che lasciano ben poche spazi di gioia. Ma è anche un premio al lavoro della scuderia angloaustriaca che in breve tempo è riuscita a risollevarsi da una situazione che sembrava critica, tanto da far ipotizzare un ritiro dal Circus.

La doppia vittoria di Sepang è stata incorniciata da un rispettoso e leale duello tra Daniel e Max, con l’olandese che ha cercato di prendersi la prima posizione senza mai mettere a rischio una gara che si può definire storica per il team Red Bull: “All’inizio ho faticato un po’ a respingerlo, ma direi che non ci siamo mai ritrovati veramente vicini”. Adesso l’appetito vien mangiando, ma guai a farsi illusioni alle spalle dei due titani Rosberg e Hamilton: “Mi piace la pista di Suzuka, penso che dovrebbe essere adatta alla nostra vettura. Non sto dicendo che vinceremo anche lì – ha concluso Daniel Ricciardo -, ma dovremmo essere in grado di lottare per il podio e, se posso continuare a fare la doccia di champagne, sarò un uomo felice”.

 

Luigi Ciamburro