Paolo Simoncelli: “La prossima stagione in Malesia col team Sic58”

Marco Simoncelli (Getty Images)
Marco Simoncelli (© Getty Images)

A Jerez, dove  il compianto Marco Simoncelli trionfò nel 2004, il GP dell’europeo Moto3 è stato vinto dal sedicenne milanese Tony Alborino: il suo team è gestito dal padre del pilota scomparso, Paolo.

Quando papà Paolo ha riconosciuto quel trofeo sul podio è scoppiato a piangere: “Marco lo aveva alzato nel 2004. Era la sua prima vittoria mondiale, in 125”, ha ricordato con Repubblica. Questa volta è toccato un ragazzo del team Sic58, la squadra che lui ha voluto mettere in pista, nonostante tutto: “Per un bisogno del cuore, dell’anima. Per sopravvivere, anzi: per ricominciare a vivere di nuovo”. E’ il primo successo della nuova esistenza di Paolo Simoncelli, e ha un sapore strano, insolito. “Che emozione – dice il papà di Marco – , qui a Jerez si respira un’aria strana: poetica, ecco. La pista di allora, poi Tony ha solo qualche mese in meno di quelli che aveva Marco quel giorno. E un grande futuro davanti. Come lui”.

Le coincidenze non finiscono qui: “Ha vinto con 58 centesimi distacco “, lo stesso numero del Sic. E non può essere un caso. La nuova avventura di Paolo Simoncelli è cominciata tre anni fa, ma “a questo punto, non la chiamerei più avventura”, precisa lui sempre con Repubblica. “È una storia vera: abbiamo un team nel campionato italiano con tre ‘bimbi’, un secondo nel Cev europeo con altri due. E dalla prossima stagione saremo protagonisti nel mondiale Moto3: con Alborino e il giapponese Suzuki”. Tutto è nato da un’esigenza sentita nel profondo: “Volevo rimettere in gioco i sogni e la passione. Quel bisogno insopprimibile di divertirsi che aveva fatto di Marco uno dei grandi di questo sport”. Certo, le difficoltà non mancano. “Anche ora la ricerca di sponsor è un lavoraccio. Ma ci siamo, non si molla. E dopo una giornata come questa capisci che sei sulla strada giusta”.

La paura, secondo Paolo Simoncelli, è un po’ come un fantasma da esorcizzare. “Le moto, la corsa, la velocità. Non ci puoi fare niente, è più forte di te e io lo so bene – spiega – . Ma oggi il motociclismo è uno sport a posto, le piste sono sempre più sicure e la tecnologia ha fatto grandi passi avanti”. Spesso sono più pericolosi i genitori… “La maggior parte di loro pensa che il figlio possa diventare un campione e che in questo modo arriveranno i soldi, cambierà il loro status sociale. Sciocchezze. A suo tempo, noi padri siamo sempre stati un po’ matti. Però non abbiamo mai pensato al denaro. L’obiettivo è sempre stato uno, quello che ho trasmesso a mio figlio: il divertimento”.

Ora che la MotoGP si appresta a fare tappa in Malesia, dove Marco perse la vita cinque anni fa, Paolo Simoncelli guarda a quel circuito anche dalla prospettiva del team manager. “Ma io in Malesia non ci torno – conclude – . Non ora. La prossima stagione sì, col team Sic58. E sarebbe bello vincere. Piangere ancora”. Il casco speciale dedicato da Valentino Rossi al Sic nel GP di San Marino, “griffato” Pink Floyd e con un design basato sulla copertina di “Wish you were here” (“Vorrei tu fossi qui”), l’album pubblicato dai Pink Floyd nel 1975, gli porterà senz’altro fortuna.