Max Biaggi, la Cassazione accoglie il ricorso contro il Fisco

Max Biaggi
Max Biaggi (© Getty Images)

1-0 per Max Biaggi. Questo l’esito del primo round della controversia che vede l’ex pilota contrapposto al Fisco. La Corte di Cassazione ha infatti annullato la sentenza che nel 2013 imponeva il pagamento di imposte relative al 2003. Ma la battaglia va avanti.

Il caso riguarda l’avviso di accertamento ricevuto nel 2010 e relativo all’evasione delle imposte per il 2003. La Suprema Corte ha accolto il ricorso che il sei volte Campione del Mondo aveva presentato contro la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio che – nel 2013 – lo aveva condannato al pagamento di salatissime cartelle esattoriali. Il Fisco sosteneva che Biaggi, aderendo allo scudo fiscale 2001 per regolare attività possedute all’estero, avesse implicitamente dato prova che la residenza nel Principato di Monaco fosse fittizia. La Cassazione ha però stabilito con la sentenza 19484/2016 depositata lo scorso 30 settembre che l’adesione allo scudo fiscale non dimostra la falsa residenza all’estero. Non è stata una completa bocciatura, in ogni caso, perché gli ermellini hanno ordinato ai giudici di merito di motivare in maniera diversa la decisione sui debiti fiscali di Biaggi.

La sentenza di condanna è stata dunque annullata con rinvio, per una nuova valutazione. Vale la pena di notare che mentre altri campioni sportivi come Valentino Rossi hanno chiuso la loro posizione raggiungendo accordi extragiudiziali, Max Biaggi continua la sua battaglia in tutte le sedi possibili. “Ero consapevole della mia innocenza – ha commentato il diretto interessato – quindi mi sono semplicemente difeso fino in fondo”. L’avvocato Carlo Maria Pisana, che rappresenta il pubblico erario, aveva usato parole dure chiedendo una pena esemplare nei confronti di Biaggi: “Spesso si parla dei problemi fiscali dei personaggi dello sport e dello spettacolo come argomento di gossip, quasi sullo stesso piano di una delusione sentimentale o di un cambio di sponsor. Si rischia così di veicolare l’inaccettabile messaggio che questo tipo di condotta sia veniale, una specie di inevitabile conseguenza della notorietà, e perdere di vista che si tratta invece della violazione dei doveri di solidarietà verso la collettività”. Il match continua.