F1 Sepang, un GP di tutti i colori: il commento di Nestore Morosini

Il podio di Sepang
Il podio di Sepang (©Getty Images)

Grandi emozioni e tante scintille al Gran Premio di Sepang che incorona le Red Bull a seconda forza del Mondiale 2016 di F1 e rende la sfida per il titolo ancora più effervescente in casa Mercedes, con Lewis Hamilton costretto al ritiro quando era a pochi giri dalla vittoria a causa della rottura del motore della sua W07.

Nestore Morosini, fondatore del settimanale “Corriere Motori” ed ex inviato di F1 per il ‘Corriere della Sera’, attualmente commentatore per Crisalidepress.it, commenta il Gran Premio della Malesia con la sua solita lucidità professionale: “Il Gran Premio di Malesia, sedicesima gara del mondiale di F.1, è stato caratterizzato da fatti di tutti i colori”.

PRIMO COLORE – Al via Vettel con la Ferrari tenta il sorpasso all’interno di Verstappen, ma va lungo in frenata e sperona la Mercedes di Rosber. Vettel si ritira con una sospensione rotta, Rosberg riparte in ultima posizione.

SECONDO COLORE – La strategia Red Bull e il gioco dei pit stop per i cambi gomme mettono Verstappen in condizione di insidiare Lewis Hamilton che viaggia in prima posizione mentre Rosberg rimonta alla grande. Ma anche Ricciardo, ammaestrato da una precedente decisione del box che favorì Verstappen per la vittoria in Spagna, cambia le gomme come il compagno di squadra e torna in pista davanti a lui, in seconda posizione dietro Hamilton.

TERZO COLORE – Rosberg, in quarta posizione dopo una grande rimonta arriva alle costole di Raikkonen. Tra i due si ingaggia un bel duello, per quattro curve (se non erro 11,12, 13 e 14) i due restano appaiati, poi Rosberg da un tocco alla pancia della Ferrari e passa. Il commissario Fia (l’inglese Derek Warwick) gli affibbia dieci secondi di penalità suscitando il sospetto (per il tocco dato a Rosberg in partenza Vettel è stato sanzionato dopo la gara con tre posizioni di partenza in Giappone), che abbia voluto favorire il connazionale Hamilton con un piccolo vantaggio nella classifica del mondiale.

QUARTO COLORE – Due giri dopo il duello fra Raikkpnen e Rosber se ne presenta un altro, ancor più fascinoso: quello fra Ricciardo, che è secondo, e Verstappen. Ricciardo, in quel momento della corsa, stava cercando (invano però) al crescendo di Hamilton che, in testa, stava cercando di guadagnare i 25 secondi di distacco che gli avrebbero consentito un altro cambio gomme tranquillo, cioè tale da farlo tornare in pista al comando. Verstappen è un po’ più veloce di Ricciardo e attacca: ma l’australiano della Red Bull è in gran forma. Mi sembra di sentirlo urlare a Verstappen un perentorio “ragazzino, lasciami lavorare”. Verstappen non gliela fa a superare Ricciardo che voince la corsa. Perché?

QUINTO COLORE – Ricciardo vince perché Hamilton, ormai tranquillo in testa, rompe il motore ed è costretto al ritiro. Via radio sentiamo la sua voce “no, oh no”. Esce dalla monoposto a capo chino: il suo distacco da Rosberg, terzo nonostante la sanzione davanti a Raikkonen, in classifica generale aumenta quando al termine del mondiale mancano cinque gare. Bello il gesto di Verstappen al traguardo che, sceso dalla macchina, va ad abbracciare Ricciardo.

CONCLUSIONE – Purtroppo il cronometro è stato impietoso con la Ferrari relegandola al ruolo di terza forza del mondiale. La Mercedes è inavvicinabile per tutti, talmente strapotente da lasciare agli avversari solo la speranza, come è accaduto in Malesia, di poter vincere quando Hamilton e Rosberg soffrono di guasti oppure incidenti in pista.La Red Bull, evidentemente è riuscita a fare un grande lavoro di sviluppo a partire da Monza. La Ferrari non è ancora in grado di insidiare le due rivali e a me pare che il nervosismo di Vettel rifletta una condizione di eccessiva rivalità con Raikkonen al quale il tedesco non vuole stare dietro neppure per un giro. Per questo azzarda e sbaglia. Diciamo che a Maranello si dovrà lavorare a testa bassa sulle macchine del 2017 e 2018 soprattutto: senza, però, fare proclami troppo audaci com’è accaduto nel gennaio scorso. Il cronometro è l’unico giudice di una monoposto di formula 1: Marchionne, Arrivabene, Binotto, Vettel, Raikkonen e tutto il team devono avere la pazienza di attendere quel che dirà l’anno prossimo in Australia.