Tragedia bus in Irpinia: parte il processo ad Autostrade

Tragedia autobus in Irpinia (©Getty Images)
Tragedia autobus in Irpinia (©Getty Images)

Il 28 settembre 2016 prende il via presso il Tribunale di Avellino il processo contro i vertici di Autostrade per l’Italia, che vede imputate 15 persone per una delle tragedie stradali che l’Italia possa ricordare. Era il 28 luglio 2013 quando un autobus turistico, di ritorno da un pellegrinaggio al santuario di Padre Pio a Pietrelcina, precipitò da un viadotto per un guasto ai freni. Ma sotto la lenta della magistratura ci sono i new jersey che avrebbero dovuto contenere l’impatto del veicolo.

40 persone persero la vita dopo che il pullman precipitò dal cavalcavia di Acqualonga, nel tratto autostradale tra i Comuni di Monteforte Irpino e Baiano, nell’Avellinese. Un volo di 30 metri (ricostruito in un video dalla Polizia) che non ha lasciato scampo a 40 persone su 48 passeggeri, a causa di un problema all’impianto frenante. Dalle indagini risultò subito che il pullman Volvo, oltre 800.000 km al contachilometri, era in condizioni pessime e circolava grazie a documenti fasulli ottenuti con la complicità di due funzionari della Motorizzazione di Napoli, ora imputati per omicidio colposo plurimo insieme al titolare della ditta di autotrasporto proprietaria del veicolo.

Il processo ad Autostrade

Ma ad amplificare le conseguenze dell’incidente potrebbero essere state anche altre cause, come le pessime condizioni delle protezioni new jersey che avrebbero dovuto contenere l’urto del bus anzichè cedere sotto la sua spinta. Nel 2009 una parte delle barriere di quel viadotto furono sostituite per il danneggiamento di alcuni cavi, ma non fu eseguita nessun’altra verifica sul resto delle barriere che delimitano il viadotto. Secondo la società Autostrade gli altri new jersey non avrebbero richiesto manutenzione in quanto non risalivano all’epoca della costruzione del ponte ma erano più recenti. Per questa ragione quel tratto autostradale rimase escluso dal piano nazionale di riqualificazione delle barriere di sicurezza lanciato nel 2008 dall’ad Giovanni Castellucci.

Ma per la Procura della Repubblica di Avellino, anche il viadotto Acqualonga sarebbe dovuto rientrare in quel piano e non fermarsi a poco più di un chilometro dal viadotto. Pochi giorni dopo ci fu l’incidente e un’eventuale sostituzione delle protezioni avrebbe potuto salvare la vita a quelle 40 persone. Tra gli imputati ci sono l’amministratore delegato della società Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, e il direttore generale di Autostrade Riccardo Mollo; Giulio Massimo Fornaci, responsabile dell’articolazione “Pavimentazioni e Barriere di Sicurezza”, Marco Perna, responsabile del procedimento relativo al progetto di “sostituzione e potenziamento delle barriere di sicurezza e bordo laterale” dell’Autostradale, Antonio Sorrentino, Michele Renzi, Paolo Berti, Nicola Spadavecchia, Bruno Gerardi, Michele Maietta, Gianluca De Franceschi e Gianni Marrone.

 

L.C.